Il Salento lontano dal podio della criminalità, la provincia di Lecce scivola all'85esimo posto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'annuale fotografia scattata dal Sole 24 Ore sull'indice di criminalità, che misura le denunce registrate dalle forze dell'ordine ogni centomila abitanti, restituisce un'Italia dalle tinte contrastanti, dove ai tradizionali vertici occupati da Milano, Firenze e Roma si affiancano dinamiche territoriali inattese. Il report, elaborato sui dati del Viminale relativi al 2024, anno in cui i micro-crimini di strada hanno segnato un incremento nazionale dell'1,7% rispetto al precedente, colloca la provincia di Lecce in una posizione di lontananza dalle aree a più alta criticità, piazzandola all'85º posto su 106 con un totale di 21.233 denunce. Un quadro complessivo, il suo, che nasconde però specificità allarmanti: con 330 denunce, il Salento si attesta infatti al sesto posto nazionale per i danneggiamenti conseguenti a incendio e al ventesimo per quanto concerne gli incendi dolosi, segnalando fragilità precise in un contesto altrimenti non classificato come tra i più pericolosi.

Il caso virtuoso di Potenza e le ombre sull'Emilia

All'estremo opposto della graduatoria, quasi a sigillare un divario geografico nella percezione della sicurezza, si trova Potenza, la cui provincia si classica al 105º posto per l'incidenza di delitti denunciati, preceduta nella bassa classifica solo da Oristano, mentre Matera si attesta al 90º. Questo scenario idilliaco, che vede il capoluogo lucano tra i territori con la minore incidenza di reati, stride profondamente con i dati che riguardano la provincia di Reggio Emilia, la quale, pur non figurando tra le prime per numero assoluto di illeciti, registra una delle impennate più significative a livello nazionale. I reati sono cresciuti del 10,45% rispetto al 2023, un dato percentuale che la colloca al quarto posto in questa poco invidiabile speciale classifica, nonostante il numero complessivo di 20.657 reati sia inferiore a quello di altre province emiliane come Bologna, Rimini, Ferrara, Parma e Modena.

Cremona: il paradosso di un miglioramento offuscato

Un altro caso di difficile interpretazione è quello della provincia di Cremona, che mostra un netto miglioramento nella classifica generale, scendendo dal 62º al 75º posto, con un calo delle denunce totali da 10.693 a 10.114. Questo progresso statistico, che indicherebbe un territorio in via di stabilizzazione, viene però immediatamente offuscato dall'analisi di categorie di reato specifiche. La provincia, infatti, si piazza al secondo posto a livello nazionale per quanto attiene alle persone arrestate o fermate per reati connessi allo sfruttamento della prostituzione e alla pornografia minorile, con 281 soggetti coinvolti, di cui una percentuale non trascurabile, il 6,6%, è rappresentata da minorenni.

Le cifre di una nazione e le sue anomalie locali

La lettura incrociata di questi dati, che fotografano un Paese dove l'aumento dei micro-crimini si accompagna a realtà in netto miglioramento e ad altre che, pur non essendo ai primi posti per volume di illegalità, mostrano picchi preoccupanti in settori delittuosi ben precisi, delinea una geografia della sicurezza sempre più sfaccettata. Emerge, da un lato, la conferma di alcune tendenze macro, come la concentrazione di denunce nei grandi centri urbani; dall'altro, affiorano con forza le anomalie locali, quei picchi di illegalità in ambiti come gli incendi dolosi o lo sfruttamento della prostituzione minorile che tracciano vulnerabilità profonde e specifiche, le quali sfuggono a una lettura semplicistica dei numeri e impongono un'analisi più articolata delle dinamiche sociali ed economiche dei territori.

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