Crac Bio-On, condanne e risarcimenti
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Redazione Economia
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Il crac di Bio-On, la startup delle bioplastiche che prometteva di risolvere il problema dell'inquinamento da microplastiche, ha visto la condanna del fondatore Marco Astorri e del suo vice Guido Cicognani a cinque anni e due mesi di reclusione. La sentenza di primo grado, emessa dopo oltre 40 udienze, ha segnato un punto cruciale nella vicenda che ha diviso risparmiatori e investitori. Da un lato, alcuni continuano a credere nella bontà del progetto, mentre altri si sentono ingannati.
Bio-On, che aveva raggiunto una valutazione di oltre un miliardo di euro in Borsa, è crollata improvvisamente dopo un report del fondo speculativo statunitense Quintessential, che nel 2019 l'aveva definita la "nuova Parmalat a Bologna". La società, fondata nel 2007, si era posta l'obiettivo di sviluppare materiali innovativi per il mondo del tabacco e delle nuove sigarette, attraverso la newco Amt Labs, costituita nel 2018.
Il giudice ha disposto una provvisionale di un milione di euro per Ima Industrie Macchine Automatiche spa, che aveva investito 2,2 milioni di euro in Amt Labs. La vicenda giudiziaria ha visto Astorri, noto per il suo stile distintivo e la sua presenza carismatica, partecipare a tutte le udienze, accompagnato dal suo legale Tommaso Guerini.
La caduta di Bio-On rappresenta un duro colpo per l'industria delle bioplastiche in Italia, un settore che aveva suscitato grandi speranze per un futuro più sostenibile.




