Hamilton e la Ferrari, un weekend ungherese da dimenticare: "Conta il risultato, e non c'è"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quello che doveva essere un ritorno trionfale su un tracciato amico si è trasformato, per Lewis Hamilton, in una delle prove più amare della stagione. L’Hungaroring, dove in passato aveva collezionato otto vittorie e nove pole, gli ha riservato invece una doppia delusione: dodicesimo in qualifica e dodicesimo in gara, lontano persino dalla zona punti. Un esito che, escluso il ritiro del 2010, non si verificava da quattordici anni.

"Mi sento come ieri, non ho niente da chiedere al team", ha detto Hamilton ai microfoni, con un tono che tradisce più frustrazione che rassegnazione. Se nelle sue parole affiora la volontà di cercare "lati positivi", è altrettanto chiaro che il bilancio, per lui, si misura in numeri: "Alla fine conta il risultato". Un risultato che, in questa stagione, continua a oscillare tra luci e ombre, lasciando intravedere un disagio più profondo. Già nel sabato, il britannico aveva lanciato un’allusione pesante: "Forse alla Ferrari serve un altro pilota". Un commento che, unito al sussurrato "succedono cose non belle dietro le quinte" di domenica, riaccende le speculazioni sul suo futuro.

Non è andata meglio per Charles Leclerc, costretto al ritiro per un guasto tecnico, mentre Hamilton rimaneva impantanato nel traffico, senza possibilità di risalita. "Possiamo imparare qualcosa da oggi", ha aggiunto, ma è evidente che la pausa estiva arrivi come un’ancora di salvezza. "Spero di ricaricarmi", ha concluso, evitando però di sbilanciarsi sui prossimi obiettivi.

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