Eurovision 2026, la coreografia troppo “spinta” di Jonas Lovv finisce sotto osservazione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’Eurovision 2026 non è ancora cominciato – la seconda semifinale, quella in cui il norvegese Jonas Lovv dovrebbe esibirsi, è fissata per il 14 maggio – eppure il primo “caso” dell’edizione è già servito. A scatenarlo, a poche ore dal debutto sul palco di Vienna, è la richiesta, per certi versi imbarazzante, che l’EBU, l’organizzazione che sovrintende al concorso, ha inoltrato al delegato della Norvegia: rendere l’esibizione meno sensuale, pena una multa. Il brano in gara, dal titolo ripetitivo e quasi ipnotico “Ya Ya Ya”, sembra avere una messa in scena giudicata eccessivamente provocante per il grande palco europeo; una circostanza, quest’ultima, che ha trasformato Lovv in un nome già da tenere d’occhio ancor prima dell’inizio ufficiale della kermesse.
Un cantante ancora fuori gara, ma già al centro dell’attenzione
Jonas Lovv, rappresentante della Norvegia all’Eurovision 2026, ha dunque ottenuto una visibilità inaspettata. Non tanto per le qualità vocali o per il testo di “Ya Ya Ya”, quanto per una performance che, stando alle prime valutazioni dell’EBU, sconfina in un territorio ritenuto troppo “spinto”. La notizia, anticipata dall’emittente norvegese TV2, ha confermato che la richiesta di modifiche alla coreografia è arrivata in forma piuttosto perentoria: modificare alcuni dettagli dell’esibizione – quelli giudicati oltre misura dal punto di vista della sensualità – oppure prepararsi a subire una sanzione pecuniaria. Lovv, di fatto, non ha ancora messo piede sul palco in gara, eppure il suo nome è già diventato uno di quelli da seguire con attenzione, tra fan divisi e addetti ai lavori che si interrogano sui limiti imposti dalla tv pubblica europea.
L’EBU bacchetta la Norvegia: troppa sensualità per il palco europeo
Secondo quanto ricostruito, a finire sotto la lente di ingrandimento dell’organizzazione sarebbero alcuni movimenti e scelte registiche della messa in scena di “Ya Ya Ya”: nulla di esplicitamente descritto nei comunicati ufficiali, ma abbastanza perché i vertici dell’Eurovision chiedessero un intervento urgente. La motivazione, almeno in apparenza, è di natura regolamentare – l’EBU vieta contenuti inadatti a un evento trasmesso in fascia serale su reti generaliste – ma la sostanza, come spesso accade in questi casi, apre un fronte di discussione piuttosto classico nel mondo del festival: dov’è il confine tra provocazione artistica e spettacolo “troppo sexy”? Per Lovv, che si esibirà nella seconda semifinale del 14 maggio, la questione è tutt’altro che astratta: a poche ore dall’esibizione, si è ritrovato costretto a rivedere la propria coreografia, con il rischio concreto di incorrere in una multa se il materiale ripresentato non dovesse ancora convincere i funzionari dell’EBU.
L’ombra della censura e il caso mediatico prima ancora della gara
“Troppo sexy, così si rischia una sanzione”: è questa, in estrema sintesi, la linea che l’organizzazione ha comunicato alla delegazione norvegese. L’episodio, sebbene di per sé circoscritto a un singolo atto della competizione, ha già assunto i contorni di un piccolo caso mediatico, alimentato dalla tempistica insolita – poche ore prima della semifinale – e dal fatto che Jonas Lovv non è ancora entrato ufficialmente in gara. L’artista, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni definitive, limitandosi a prendere atto della richiesta. Resta da vedere, nei prossimi giorni, se la versione rimaneggiata della performance riuscirà a soddisfare i paletti imposti dall’EBU o se invece la polemica si riaccenderà proprio mentre il cantante sale sul palco. Quel che è certo, per ora, è che l’Eurovision 2026 ha già il suo primo, autentico motivo di discussione: e tutto ruota attorno a un, a una canzone dal titolo elementare e a una linea rossa che qualcuno, evidentemente, ha ritenuto superata.




