L’Aia smonta il rigore del Como: “Nico Paz colpì Bonny, errore tecnico evidente”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel consueto appuntamento settimanale con “Open Var”, il programma di Dazn che analizza le decisioni arbitrali del turno di Serie A, è finito sotto la lente d’ingrandimento l’episodio chiave della sfida tra Como e Inter, quella terminata 4-3 per i nerazzurri. A dirimere le polemiche sul penalty concesso ai lariani nei minuti finali ci ha pensato Dino Tommasi, componente della Can dell’Aia, il quale ha letteralmente smontato la logica che ha portato l’arbitro Massa e il Var Aureliano a indicare il dischetto. Secondo la ricostruzione tecnica fornita in diretta, il contatto tra Bonny e Nico Paz – che ha generato il rigore poi trasformato – è stato valutato in modo opposto rispetto alla realtà dei fatti; non solo non c’era un fallo del giocatore dell’Inter, ma è stato proprio il trequartista argentino del Como, nel finale del suo movimento di tiro, a colpire il difensore francese che gli si era parato davanti.

Il “doppio errore” di Massa e della sala Var

L’analisi di Tommasi si è soffermata in particolare sulla conversazione audio intercorsa tra il direttore di gara e la sala Var di Lissone. L’arbitro Massa, inizialmente, aveva le idee chiare: “Per me sei entrato in modo pericoloso e in ritardo, è fallo e giallo”, diceva rivolto a Bonny, ipotizzando quasi la rimessa dal fondo. Eppure, proprio lì si annida l’errore principale. Come spiegato dall’esponente dell’Aia, l’istinto iniziale di Massa – che parlava di “fondo, fondo” – era quello corretto, perché Bonny non stava intervenendo in modo sleale, ma stava semplicemente esercitando il suo diritto di opporsi a un tiro. Il problema è sorto quando il fischietto si è lasciato suggestionare dal rumore del colpo, un colpo che però è stato inferto da Nico Paz (il quale stava calciando) addosso a Bonny, e non viceversa. “Il rigore ci sarebbe se Bonny fosse intervenuto sul giocatore – ha chiarito Tommasi – ma essendo un’opposizione ha tutto il diritto di farlo”. Di conseguenza, l’errore dell’arbitro è stato quello di ricostruirsi mentalmente un’immagine non conforme alla realtà, abbandonando il suo primo e lucido impulso.

La “distrazione” del Var e la mancata revisione al monitor

Se l’errore in campo è umano e fisiologico, più grave è stata la gestione della situazione da parte della tecnologia. Dino Tommasi ha evidenziato una sorta di cortocircuito procedurale nella sala Var: il moviolista Aureliano si è infatti concentrato esclusivamente sulla geolocalizzazione del contatto, accertando che fosse dentro l’area, ma senza analizzare la natura e la dinamica del contrasto. “Si sono concentrati sulla posizione del contatto e non sul contatto in sé”, ha tuonato Tommasi. Il Var ha dato per scontata la sensazione iniziale del contatto, senza girarsi le varie inquadrature per accorgersi che Bonny si limitava a frapporsi. Invece di chiamare subito l’on field review (la revisione al monitor a bordo campo), la sala ha indirizzato Massa verso il penalty, ratificando un errore tecnico che, per l’Aia, era invece “chiaro ed evidente”. La sentenza del designatore è stata netta: “Il rigore per il Como andava tolto, non c’è fallo di Bonny su Nico Paz”.

Il caso Buongiorno: tocco sì, ma punizione no

La puntata di “Open Var” ha chiarito anche un altro episodio discusso della 32esima giornata, riguardante il match del Tardini tra Parma e Napoli. Il difensore azzurro Alessandro Buongiorno era finito sul banco degli imputati per un tocco di mano in area che i ducali reclamavano come penalty. Anche in questo caso, la moviola ha assolto l’arbitro Di Bello, il quale era stato perfettamente lucido nel lasciar correre. La spiegazione fornita da Tommasi è di carattere regolamentare: il tocco è avvenuto dopo una “auto-giocata” o un passaggio ravvicinato di un compagno (Spinazzola), e non c’è stato un successivo movimento del braccio verso il pallone. Il difensore, spiega l’analisi, stava semplicemente correndo e tentava anzi di ritrarre l’arto. Se quel cross fosse partito da un calciatore del Parma, la situazione sarebbe stata diversa e il rigore sarebbe stato concesso per aver “fatto scudo”, ma nella fattispecie la decisione di campo è stata giudicata inappuntabile e omologata a livello internazionale.

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