Giallo di Pietracatella, l’avvocato di Di Vita rompe il silenzio
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Redazione Interno
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Il giallo di Pietracatella, dove Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte per avvelenamento da ricina, torna al centro dell’attenzione con l’intervento di Vittorio Facciola, avvocato di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Ospite di “Ore 14 Sera”, il legale ha preso posizione sulle vicende personali del suo assistito, finite sotto i riflettori insieme agli accertamenti della Procura di Larino. Sullo sfondo resta un’inchiesta per duplice omicidio che, stando alle informazioni diffuse sul caso, è ancora a carico di ignoti. La relazione extraconiugale dell’ex sindaco è diventata uno degli elementi più discussi, ma non costituisce di per sé una prova di coinvolgimento nelle morti.
La relazione extraconiugale e le parole del padre di Antonella
A rendere ancora più delicata la vicenda sono le reazioni dei familiari di Antonella Di Ielsi alla confessione del tradimento. Il padre della donna ha dichiarato, durante un intervento televisivo a “Dentro la Notizia”, che avrebbe anche potuto perdonare il genero se si fosse trattato soltanto di un’infedeltà. A pesare, nelle sue parole, è soprattutto il momento in cui la relazione sarebbe stata ammessa. Il risentimento riguarda dunque i tempi della confessione e il rapporto di fiducia all’interno della famiglia, già segnato dalla perdita della donna e della figlia. Queste dichiarazioni descrivono una frattura personale, ma non dimostrano alcun legame tra la relazione sentimentale e l’avvelenamento.
Di Vita, interpellato dai giornalisti sulla presunta relazione, ha scelto una posizione prudente, senza confermare né smentire pubblicamente i dettagli della propria vita privata. Il suo silenzio davanti alle telecamere non chiarisce le circostanze del rapporto né consente di attribuirgli responsabilità penali. La difesa, dal canto suo, ha contestato le ricostruzioni considerate fantasiose e ha sostenuto che il legame extraconiugale apparteneva al passato. L’avvocato Facciola aveva già affermato in precedenti dichiarazioni che il proprio assistito aveva ricostruito con precisione i pasti consumati dalla famiglia prima dei decessi, respingendo l’ipotesi di dimenticanze nel racconto.
La cena sospetta e l’incontro del giorno precedente
Un altro elemento citato nelle ricostruzioni giornalistiche riguarda un incontro avvenuto il 22 dicembre 2025, il giorno prima della cena considerata sospetta dagli investigatori. Antonella Di Ielsi avrebbe incontrato il marito della donna con cui Di Vita avrebbe avuto la relazione extraconiugale, nello studio di un commercialista a Campobasso. Il motivo dell’appuntamento non è chiarito dagli elementi resi pubblici. La coincidenza temporale ha attirato l’attenzione perché si colloca immediatamente prima degli eventi al centro dell’inchiesta, ma non consente da sola di stabilire quale fosse l’argomento dell’incontro o se abbia avuto un ruolo nella vicenda.
La ricostruzione dei rapporti tra le persone coinvolte si affianca agli accertamenti tecnici sulla ricina. Gli investigatori hanno svolto verifiche nell’abitazione della famiglia e raccolto reperti da sottoporre ad analisi, mentre la ricerca di possibili fonti della sostanza tossica si è estesa anche alle aree circostanti. Nel corso dell’estate, specialisti del Robert Koch Institute tedesco e la polizia scientifica hanno effettuato un sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella per cercare eventuali tracce del veleno su superfici, oggetti e altri elementi utili. I campioni raccolti dovevano essere esaminati in laboratorio in Germania, senza la possibilità di ottenere risultati immediati sul posto.
Le verifiche investigative e il ruolo della difesa
La Procura di Larino lavora per ricostruire le circostanze della morte delle due donne, attraverso verifiche scientifiche e approfondimenti sui contatti familiari. In precedenti dichiarazioni, Facciola ha chiesto cautela nell’interpretazione delle indiscrezioni sugli esami tossicologici, sottolineando la necessità di distinguere gli accertamenti effettivamente disponibili dalle informazioni non confermate. La difesa ha inoltre indicato l’utilità di un confronto con uno specialista in tossicologia per approfondire le caratteristiche della ricina e le sue possibili modalità d’azione.
Tra gli approfondimenti investigativi figurano anche le verifiche informatiche: gli inquirenti hanno esaminato dispositivi e computer per ricostruire ricerche, comunicazioni e altri dati potenzialmente utili. Le attività hanno interessato anche istituti scolastici della zona, dove sono stati controllati numerosi computer alla ricerca di eventuali tracce digitali collegate alla sostanza tossica.
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