Fiaccolata per Ramy Elgami, il quartiere chiede verità
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Redazione Interno
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In una serata avvolta dalla nebbia e dal freddo, centinaia di persone si sono radunate nel quartiere Corvetto per una fiaccolata in memoria di Ramy Elgami, il diciannovenne morto il 24 novembre scorso in seguito a una caduta dalla moto durante un inseguimento dei carabinieri. L'evento, organizzato dagli amici del giovane, ha avuto come obiettivo principale quello di chiedere verità e giustizia per Ramy e per l'amico Fares Bouzidi, che guidava la moto e che, proprio il 30 novembre, è uscito dal coma.
La fiaccolata è iniziata con un minuto di silenzio e raccoglimento, per poi proseguire in un corteo silenzioso che ha attraversato le strade del quartiere, fermandosi sotto la casa di Ramy, dove i genitori del ragazzo hanno scelto di non partecipare, mentre la fidanzata Neda Khaled era presente tra i cinquecento partecipanti. Il corteo, partito da piazza Gabrio Rosa, ha percorso trecento metri senza dire una parola, con solo un breve applauso davanti al palazzo di via Mompiani, dove viveva il giovane.
Durante l'iniziativa, uno degli amici di Ramy ha chiarito al megafono che chiunque avesse intenzione di trasformare la manifestazione pacifica in qualcosa di violento non sarebbe stato ben accetto. Questo avviso inequivocabile ha sottolineato l'importanza di mantenere il rispetto e la dignità per la memoria del giovane egiziano, morto all'alba di domenica scorsa nello schianto del TMax guidato dall'amico tunisino Fares Bouzidi, in fuga dalle pattuglie del Radiomobile dopo aver ignorato un alt otto chilometri prima in zona corso Como.
L'inchiesta sulla morte di Ramy Elgami è attualmente in corso, con il pm Marco Cirigliano che ha delegato alla prima sezione del Nucleo investigativo di via Moscova l'analisi dei veicoli coinvolti per individuare eventuali tracce di urto e lo screening di tutti gli interventi nella notte tra sabato e domenica scorsi, per capire se ci siano stati scippi di catenine e soldi compatibili con la collanina e gli 850 euro trovati nel borsello di Fares Bouzidi.




