Fuga di cervelli, per l'Italia un conto da 11,4 miliardi. La roadmap per trattenere i talenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un laureato su tre tra quanti lasciano l’Italia porta con sé una competenza che lo Stato ha pagato per formare e che un altro Paese incasserà gratis: è uno dei dati più impressionanti emersi dallo studio “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzato da Teha Group con Philip Morris Italia e presentato a Cernobbio, nell’ambito della 52ma edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”.

La fotografia scattata dal rapporto, come si può facilmente intuire, non è affatto confortante: nel solo 2024, oltre 141mila cittadini italiani hanno trasferito la propria residenza all’estero e di questi, circa 45mila, pari al 32 per cento del totale, sono in possesso di almeno un titolo di laurea. Un’emorragia di capitale umano che, se si allarga lo sguardo all’ultimo decennio, raggiunge cifre ancora più ragguardevoli, con il Paese che ha perso oltre 300mila cittadini qualificati.

Il costo per lo Stato e il valore aggiunto perduto

La perdita di questi talenti, come è logico attendersi, non è solo un problema demografico o sociale, ma si traduce in un conto economico salatissimo per le casse dello Stato e per il sistema produttivo. Lo studio ha provato a quantificare questo ammanco, giungendo a cifre che fanno riflettere: la spesa pubblica per la formazione dei laureati che decidono di andarsene ammonta a 7,2 miliardi di euro all’anno.

Ma il danno potenziale è ancora più ampio, perché a questa cifra occorre aggiungere il mancato valore aggiunto che questi professionisti avrebbero potuto generare, portando il conto totale a una forbice compresa tra 10,7 e 11,4 miliardi di euro annui. In sostanza, l’Italia investe risorse preziose per formare i suoi giovani migliori, per poi vederli partire e offrire gratuitamente ad altri Paesi quelle stesse competenze per le quali lo Stato ha speso ingenti somme di denaro pubblico.

La percezione delle imprese e le cause dell'esodo

A confermare la gravità del fenomeno è anche il mondo produttivo, che ne subisce direttamente le conseguenze in termini di competitività e innovazione. Una survey condotta da Teha tra i vertici aziendali ha rivelato che il 93,9 per cento delle imprese considera la perdita dei talenti un problema molto rilevante o comunque problematico, con circa un’azienda su due che dichiara di subirne un impatto già significativo sul proprio business.

Ma quali sono le ragioni che spingono i giovani laureati a cercare fortuna oltreconfine? Le imprese interpellate hanno indicato con chiarezza le principali cause: al primo posto, con l’82,1 per cento delle risposte, figurano le retribuzioni troppo basse rispetto al crescente costo della vita. Seguono, a grande distanza, la sfiducia nel futuro del Paese e nelle sue istituzioni, citata dal 46,4 per cento, e le scarse opportunità di lavoro, che preoccupano il 35,7 per cento degli intervistati.

I segnali di inversione e la Roadmap in cinque punti

Non mancano, tuttavia, segnali che potrebbero far ben sperare per il futuro. I dati preliminari del 2025, come ha sottolineato la ministra del Lavoro Marina Calderone durante il Forum di Cernobbio, mostrano un ridimensionamento dei flussi in uscita, con un calo del 22,7 per cento rispetto al 2024, un’inversione di tendenza che si inserisce in un quadro occupazionale che ha raggiunto il traguardo dei 24,3 milioni di occupati.

Per arginare in modo strutturale questa emorragia e trasformare l’inversione in un trend consolidato, lo studio propone una vera e propria Roadmap nazionale articolata su cinque direttrici principali. Le misure suggerite spaziano dagli incentivi alle imprese che investono in retribuzioni più competitive e occupazione stabile, fino alla creazione di un “Italy Talent Visa” per attrarre professionisti internazionali, passando per il rafforzamento del legame tra università, ricerca e imprese e la creazione di un ecosistema più favorevole per le startup e il deep tech.

La posta in gioco, come dimostrano le simulazioni dello studio, è altissima: senza interventi decisi, entro il 2035 l’Italia rischierebbe di perdere cumulativamente circa 760mila laureati, bruciando fino a 307 miliardi di euro di Pil potenziale. Con l’attuazione della Roadmap, al contrario, si stima un recupero potenziale di circa 119mila laureati e un impatto positivo fino a 11,1 miliardi di euro di Pil aggiuntivo annuo.

Una sfida, quella per il capitale umano, che richiede una responsabilità condivisa tra istituzioni, sistema della formazione e imprese, come del resto ha ricordato Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia, sottolineando come una grande azienda debba occuparsi anche dell’ecosistema in cui opera.

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