Miriam Leone, il coraggio di dire no: tra maternità, cinema e amore "come Notting Hill"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Con una schiettezza che non indulge ai fronzoli, Miriam Leone dipana il filo della sua carriera e della sua vita privata, rivelando scelte ponderate e passaggi cruciali, spesso compiuti controcorrente rispetto alle logiche più scontate dello show business. L’attrice catanese, che in questi giorni è al cinema con “Le cose non dette” di Gabriele Muccino – pellicola che ha subito conquistato il vertice della classifica degli incassi – ha tracciato un bilancio sincero del suo percorso in una lunga chiacchierata per “Basement”, il podcast condotto da Gianluca Gazzoli. Un racconto, il suo, che tocca la professione ma anche la sfera più intima, quella che l’ha portata a diventare moglie e, soprattutto, madre di un bambino di due anni, scelta che oggi definisce la più coraggiosa mai intrapresa.
Una carriera costruita su scelte nette
Il punto di partenza, come noto, fu la vittoria a Miss Italia nel 2008, esperienza che la Leone ricorda con un sorriso un po’ ironico, paragonandola a un “servizio militare sui tacchi”. Quella corona, infatti, non fu considerata un traguardo fine a se stesso ma semmai un trampolino, seppur faticoso, verso obiettivi più ambiziosi. Una determinazione che si manifestò poco dopo, quando – cosa non scontata per una reginetta di bellezza appena eletta – rifiutò la proposta di entrare nel cast di “Domenica In”. Una decisione che molti, all’epoca, giudicarono folle, poiché avrebbe significato rinunciare a una visibilità televisiva garantita e quotidiana. Lei, invece, perseguiva già l’idea di approdare al cinema, ritenendo quel passaggio troppo precoce e potenzialmente limitante per il percorso che aveva in mente, preferendo rischiare su strade meno battute ma più consone alle sue aspirazioni artistiche.
La vita privata custodita come un film
La stessa riservatezza e fermezza di principi che hanno guidato le sue mosse professionali, Miriam Leone le ha applicate alla sfera sentimentale, proteggendo con cura gli inizi della storia con l’imprenditore Paolo Carullo, oggi suo marito. I due, che si sono uniti in matrimonio nel 2021 con una cerimonia a Scicli, in Sicilia, vissero i primi mesi di frequentazione in una sorta di clandestinità volontaria dai riflettori. Un’atmosfera che l’attrice descrive con una metafora cinematografica efficace, paragonandosi esplicitamente ai protagonisti di “Notting Hill”, la commedia romantica in cui una star di Hollywood si innamora di un normale libraio. Una dinamica, quella tra la fama di lei e un mondo estraneo allo spettacolo come quello di lui, che li portò a sentirsi un po’ come Julia Roberts e Hugh Grant, costretti a muoversi con circospezione per preservare la fragilità di un legame ancora acerbo.
La maternità come punto di svolta assoluto
Se l’amore è stato una tappa fondamentale, la maternità rappresenta per l’attrice il vero crinale, l’esperienza che più di ogni altra ha ridisegnato le sue priorità e la sua percezione di sé. A trent’anni, racconta, scelse di intraprendere un percorso di analisi, un lavoro su se stessa che considera propedeutico e necessario alla decisione di generare una vita. Oggi, madre del piccolo Orlando, dichiara di aver trovato una libertà nuova anche nel proprio lavoro: la consapevolezza di aver già compiuto la scelta più importante e coraggiosa, infatti, le permette di affrontare la professione con minore apprensione, sapendo che, sul set, “può anche fallire” senza che questo intacchi il nucleo essenziale della sua esistenza. Una serenità conquistata, che traspare dal suo modo di parlare del presente, tra il successo del film con Muccino e la normale, preziosa, quotidianità familiare.




