Risate in panetteria e poi l'inferno: caccia all'assassino
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Redazione Interno
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Un episodio di violenza inaudita, che ha spezzato la routine di un sabato pomeriggio in un quartiere periferico di Milano, ha lasciato un bilancio drammatico e un’intera zona in preda allo sgomento. Nella tarda serata di sabato, all’interno di una panetteria-pasticceria di piazzale Gambara, un uomo ha aperto il fuoco, uccidendo Ivan Disar, 49 anni, ucraino, e ferendo gravemente Pavel Kioresko, 26 anni, suo connazionale. L’autore della sparatoria, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe il figlio del titolare del negozio, pregiudicato e attualmente latitante.
La dinamica, ancora da chiarire nei dettagli, sembra riconducibile a una lite banale, scoppiata all’interno del locale. Un contrasto che, per ragioni ancora ignote, ha portato a un’escalation di violenza sproporzionata. Il giovane, dopo aver sparato a Disar, colpendolo mortalmente, ha rivolto l’arma contro Kioresko, ferendolo in modo grave ma non letale. L’amico della vittima è stato immediatamente trasportato all’ospedale San Carlo, dove è stato operato d’urgenza e ora versa in prognosi riservata, seppur fuori pericolo.
Le indagini della Squadra Mobile si concentrano sul figlio del panettiere, la cui identità non è stata ancora resa pubblica. Secondo alcune testimonianze, l’uomo era presente nel locale al momento della sparatoria, ma è fuggito subito dopo, portando con sé l’arma del delitto. La polizia sta setacciando la zona e perlustrando i luoghi frequentati dal sospettato, noto alle forze dell’ordine per precedenti penali.
Il padre del ricercato, titolare della panetteria, ha confermato tra le lacrime che suo figlio è effettivamente ricercato. «Sì, è vero», ha risposto a chi gli chiedeva conferma, senza aggiungere altro. La sua reazione, carica di angoscia, riflette il clima di tensione che avvolge il quartiere, dove molti si chiedono come un litigio apparentemente banale abbia potuto trasformarsi in una tragedia.
Ivan Disar, la vittima, era un uomo conosciuto nella zona, dove viveva da anni. Pavel Kioresko, invece, è un giovane arrivato più di recente, ma già integrato nel tessuto sociale del quartiere. La loro presenza nella panetteria, insieme a un’amica rimasta illesa, era probabilmente legata a un momento di svago, interrotto bruscamente dalla furia omicida.
La pistola utilizzata, un calibro 38, è stata descritta come un’arma da fuoco di medio potenziale, ma sufficiente a causare danni irreparabili. I quattro colpi esplosi contro Disar hanno lasciato poco spazio alla sopravvivenza, mentre Kioresko è stato raggiunto in modo meno letale, permettendogli di salvarsi.
Il movente, al momento, resta nebuloso. Le ipotesi vanno da una lite personale a questioni legate a precedenti contrasti, ma nulla è stato confermato. Quel che è certo è che l’episodio ha scosso profondamente il quartiere, abituato a una quotidianità tranquilla, lontana dai riflettori della cronaca nera.
Le forze dell’ordine stanno lavorando senza sosta per ricostruire l’accaduto e rintracciare il sospettato, la cui fuga ha complicato ulteriormente il quadro. Intanto, il panificio, luogo di lavoro e di vita per la famiglia del presunto assassino, è diventato il simbolo di una tragedia che ha lasciato un segno indelebile




