Trump autorizza i missili Tomahawk per l'Ucraina in una mossa strategica verso Mosca
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Redazione Esteri
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Il presidente americano Donald Trump ha annunciato la decisione di inviare missili Tomahawk all'Ucraina, introducendo un elemento di straordinaria complessità in un conflitto che fatica a trovare sbocchi diplomatici. Trump ha definito la sua scelta come “presa”, ma l'ha immediatamente circoscritta con una condizione precisa, richiedendo a Kiev delle garanzie sull’impiego operativo di tali armamenti. “Voglio porre alcune domande”, ha dichiarato, lasciando intendere come la consegna non sia un automatismo ma dipenda da ciò che gli verrà riferito sul loro utilizzo, del quale intende mantenere un certo grado di controllo.
La reazione del Cremlino e la preoccupazione per l'escalation
La reazione del Cremlino non si è fatta attendere, manifestando una sorpresa non priva di forte apprensione. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha etichettato la possibile consegna come “una seria escalation”, motivando questa valutazione con una caratteristica tecnica dei missili stessi. “Si parla di missili che possono anche portare ordigni nucleari”, ha sottolineato Peskov, collocando l’eventuale trasferimento in una categoria ben diversa rispetto agli altri sistemi d’arma forniti in precedenza. Questi missili amplierebbero in modo significativo il raggio d’azione offensivo ucraino, toccando obiettivi in profondità ben oltre le linee del fronte.
Una mossa per forzare lo stallo negoziale
Questa decisione, che arriva a quasi due mesi dall’incontro di Anchorage con il presidente russo Vladimir Putin e in assenza di progressi negoziali visibili, sembra rispecchiare l’impazienza di Trump di forzare lo stallo. L’amministrazione americana, che finora aveva rifiutato richieste ucraine di armamenti a lungo raggio, appare ora disposta a valicare quel limite, sebbene in modo condizionato. La richiesta di rassicurazioni su come i missili verranno impiegati rivela la volontà di evitare un’escalation diretta e incontrollata, mentre prova a mantenere una leva di pressione su Mosca.
Lo spiraglio per il dialogo nonostante le tensioni
Le dichiarazioni russe, per quanto dure, hanno cercato di non chiudere completamente la porta al dialogo. Nelle sue comunicazioni, Peskov ha infatti aggiunto di continuare a ritenere che Trump possieda “la volontà politica di promuovere una soluzione del conflitto ucraino attraverso negoziati pacifici”. Un’affermazione che, letta in controluce, sembra un tentativo di separare la potenziale pericolosità dello specifico provvedimento dalla valutazione più generale sulle intenzioni del presidente americano, lasciando uno spiraglio a una de-escalation che, al momento, appare però remota.




