Cobolli in top 10, ma la finale di Parigi può regalargli un sbalzo clamoroso
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Redazione Sport
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L’avversario più temibile, alla fine, non è stato un avversario in senso stretto, bensì un virus gastrointestinale che ha costretto Matteo Arnaldi al ritiro prima del via della semifinale del Roland Garros, un esito che – se da un lato priva il pubblico dell’attesissimo derby italiano – dall’altro consegna a Flavio Cobolli un passaggio “pulito” al primo atto conclusivo di uno Slam della sua carriera.
Il tennista romano, che aveva già costruito l’accesso alla top 10 grazie alla vittoria nei quarti su Matteo Berrettini e al contemporaneo passo falso di Jakub Mensik (superato da Zverev nell’altro incontro di semifinale), consolida così la decima posizione nel ranking ATP, anche se il vero affare – economicamente parlando in termini di punti – lo attende domenica: una vittoria sul tedesco lo proietterebbe direttamente in quinta piazza, scavalcando di fatto cinque colleghi in un colpo solo.
L’effetto Mensik e il balzo in classifica
La certezza matematica dell’ingresso nella top 10 era arrivata già nel momento in cui Jakub Mensik ha perso la sua semifinale, un risultato che ha spazzato via l’ultima, residua insidia per il romano il quale, diversamente da quanto si potrebbe pensare, non guadagna posizioni con la sola finale giocata (la decima è già acquisita).
Il meccanismo del ranking, si sa, è spietato e lineare allo stesso tempo: chi vince il torneo incamera duemila punti, un bottino che per Cobolli varrebbe il sorpasso immediato di giocatori come Taylor Fritz, Novak Djokovic, Casper Ruud e lo stesso Zverev, senza dimenticare l’attuale numero cinque.
Per il momento, invece, il 24enne romano si gode un traguardo storico che lo vede diventare il settimo italiano di sempre a entrare nell’élite del tennis mondiale da quando esiste la classifica computerizzata, un club prestigioso che annovera nomi come Adriano Panatta, Fabio Fognini, Jannik Sinner e l’ultimo (prima di lui) Lorenzo Musetti, finito tra i migliori dieci nella passata stagione proprio grazie a un grande rendimento sulla terra.
Il forfait di Arnaldi e la semifinale mai giocata
Non c’è stata partita, quindi, per il pubblico parigino accorso sul Philippe-Chatrier, dove si attendeva la prima semifinale Slam tutta italiana della storia. Arnaldi, vittima di un virus che gli ha impedito di dormire e alimentarsi, si è presentato in conferenza stampa insieme a Cobolli (seduto all’altro capo del tavolo per evitare eventuali contagi) spiegando di non riuscire nemmeno a muoversi senza accusare forti capogiri. Nessun dettaglio invasivo sulla natura del malore, solo la cronaca di un risveglio notturno e di una decisione sofferta, presa a pochi minuti dal match.
Per Cobolli, che ha ammesso di essersi quasi commosso di fronte alla sofferenza dell’amico e rivale, si tratta di una finale raggiunta in condizioni atipiche, ma non per questo meno meritevole considerato il percorso netto che lo ha portato ai quarti e le vittorie di prestigio (su Auger-Aliassime su tutti) accumulate nei turni precedenti.
La sfida con Zverev e il valore aggiunto del ranking
Se la matematica lo ha già accolto tra i primi dieci, il vero salto di qualità – dal punto di vista statistico – si giocherà domenica contro Alexander Zverev. Il tedesco, arrivato alla sua quarta finale maggiore dopo aver eliminato Mensik in quattro set, è il favorito della vigilia, ma Cobolli ha già dimostrato di poterlo impensierire (anzi, di batterlo) sulla terra, come accaduto nella semifinale di Monaco di Baviera di quest’anno.
Vincere il primo Slam della carriera gli permetterebbe di diventare il numero cinque del mondo scavalcando non solo Zverev, ma anche l’altro finalista sconfitto, consolidando ulteriormente la sua leadership nel tennis italiano (dove Jannik Sinner resta saldamente al primo posto).
In attesa del verdetto del campo, però, l’impresa è già scritta negli annali: un ragazzo che dodici mesi fa lottava per restare nei top 30 ora si ritrova a giocarsi un titolo del Grande Slam da posizione di top seed, con la consapevolezza che – vinca o perda – lunedì il suo nome sarà accanto a quello di Panatta, Barazzutti e Berrettini nell’albo d’oro dei top ten azzurri.
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