Oro, i tre fattori che sostengono i prezzi secondo Morgan Stanley

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo dell'oro si muove poco sui mercati delle materie prime nella mattinata del 12 ottobre, con il Gold spot a 4.191,59 dollari l'oncia e il contratto Comex con scadenza dicembre a 4.213,80 dollari, entrambi in calo dello 0,06 per cento. Una correzione di questa portata non sarebbe sufficiente, però, a mettere in discussione il quadro di più lungo periodo.

È questa la lettura di Morgan Stanley, che continua a vedere ragioni strutturali a sostegno del metallo prezioso nonostante l'aumento dei rendimenti obbligazionari e il conseguente incremento del costo opportunità legato alla detenzione di un asset che non distribuisce interessi.

I tre elementi da monitorare

Amy Gower, responsabile della strategia metals and mining della banca americana, ha indicato in particolare tre elementi da seguire. Il primo riguarda la domanda fisica, soprattutto da parte delle Banche centrali e della Cina. Il secondo chiama in causa le crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità dei debiti pubblici. Il terzo, infine, riguarda l'eventualità che un raffreddamento del petrolio riduca le aspettative di inflazione e, di riflesso, la pressione sui rendimenti.

Il quadro energetico e le sue ricadute

Gli sviluppi nei mercati energetici influenzano anch'essi le prospettive per i metalli preziosi. Il presidente Trump ha annunciato un cessate il fuoco energetico tra Russia e Ucraina, notizia che ha contribuito a far scendere il petrolio Brent a 105,45 dollari al barile lunedì. L'Ucraina attendeva ancora dettagli e la Russia non aveva confermato l'accordo. I recenti attacchi a petroliere vicino all'Oman e nello Stretto di Hormuz hanno mantenuto il rischio di interruzioni delle forniture al centro dell'attenzione.

Domanda fisica e acquisti cinesi

Sul fronte della domanda fisica, gli acquisti delle Banche centrali e della Cina restano il principale argomento a favore della tenuta dei prezzi. Si tratta di flussi che rispondono a logiche di riserva e diversificazione, meno sensibili alle oscillazioni di breve periodo dei rendimenti obbligazionari. È su questo fronte che Morgan Stanley concentra l'attenzione, insieme al tema della sostenibilità dei debiti pubblici, che secondo la banca americana continua ad alimentare l'interesse per il metallo prezioso come asset di riserva.

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