La verità dalle sorelline di Beatrice: “Eravamo in auto con la mamma e il Corpo della piccola”
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Redazione Interno
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Il nodo cruciale dell’inchiesta sulla morte di Beatrice, la bimba di due anni trovata senza vita nella sua culla a Bordighera lo scorso 9 febbraio, si stringe attorno a un particolare agghiacciante emerso dalle dichiarazioni rese dalle due sorelline, di nove e dieci anni. Sentite dagli inquirenti alla presenza di uno psicologo, le bambine hanno riferito di trovarsi a bordo dell’auto della madre, Manuela Aiello, la 43enne ora in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale, durante quello che gli investigatori ritengono essere stato il tragitto del ritorno verso casa con il corpicino senza vita della piccola -1. Un viaggio di una ventina di chilometri, da Perinaldo, il borgo nell’entroterra di Imperia dove la donna aveva trascorso la notte col compagno Emanuel Iannuzzi (a sua volta indagato), fino alla villetta di Montenero, frazione di Bordighera. La ricostruzione degli inquirenti, supportata dalle immagini di videosorveglianza, parla di un decesso avvenuto ore prima, tra la mezzanotte e le due di notte, e di una richiesta di soccorso giunta solo alle 8.14 del mattino, quando ormai per Beatrice non c’era più nulla da fare -8-10.
Le contraddizioni della madre e il racconto dei testimoni
Manuela Aiello, nel corso dell’interrogatorio di convalida davanti al gip Massimiliano Botti, ha fornito una versione dei fatti che gli investigatori hanno definito “inverosimile” e costellata di contraddizioni -10. La donna ha parlato di una caduta dalle scale avvenuta qualche giorno prima per giustificare i numerosi lividi che coprivano il della piccola, lividi che il medico legale, invece, ha descritto come “colpi volontari”, alcuni dei quali inferti con un oggetto contundente -4. Un racconto, il suo, che non ha retto al confronto con i primi rilievi e con le testimonianze raccolte dai carabinieri. Tra queste, pesano come macigni le parole di una assistente sanitaria che si prendeva cura del suocero della donna. La testimone, sentita dagli inquirenti, ha riferito di una violenza quotidiana: “La picchiava sempre”, avrebbe dichiarato, descrivendo una madre abitualmente violenta nei confronti della figlia più piccola, tanto da notare la presenza di ematomi sul volto della bimba già a partire dal 30 gennaio -1-3. La stessa assistente, riporta l’ordinanza che ha disposto l’arresto, avrebbe sentito il padre di Manuela dire alle sorelline: “La mamma ha ammazzato tua sorella”, una frase che l’uomo avrebbe poi negato di aver pronunciato, affermando di aver parlato alle nipoti di un “viaggio in cielo” della piccola -3.
Le percosse e la vita quotidiana tra degrado e conflitti
L’indagine ha disegnato il ritratto di un contesto familiare segnato da tensioni e precarietà. I carabinieri, entrati nell’abitazione di Bordighera, hanno descritto condizioni di forte degrado, definite “incompatibili con la presenza di tre minori” -5. Ematomi sul della piccola erano stati notati da diversi conoscenti nei giorni precedenti la tragedia, e a costoro la madre aveva fornito ogni volta versioni diverse: una caduta dalla culla, un volo dalle scale di cemento, rassicurazioni su visite in ospedale mai realmente avvenute -3. A emergere è anche il quadro di un conflitto con i parenti del compagno, fatto di liti per la raccolta di ortaggi e di piccole ritorsioni quotidiane, come il boiler svuotato per lasciare la donna senz’acqua, dettagli che la stessa Aiello documentava con video e audio nei mesi precedenti la morte di Beatrice. Le due figlie più grandi, nel frattempo, sono state affidate ai servizi sociali e collocate in una struttura protetta, senza poter avere contatti con i familiari -10.
I rilievi dei Ris e la posizione del compagno
Mentre la procura di Imperia procede, la macchina investigativa è al lavoro su più fronti. I carabinieri del Ris di Parma hanno effettuato un sopralluogo nell’abitazione di Perinaldo, dove si ritiene sia avvenuto il decesso, per cercare tracce di sangue o materiale organico che possano confermare la dinamica ricostruita dagli inquirenti -1. L’autopsia, eseguita dal professor Francesco Ventura, ha confermato la presenza di lesioni su dorso, addome, gambe e labbro superiore, e un trauma cranico all’origine di un’emorragia cerebrale fatale -10. Parallelamente, prosegue l’indagine a carico di Emanuel Iannuzzi, il compagno 42enne di Perinaldo, indagato a piede libero per lo stesso reato di omicidio preterintenzionale -2-9. La sua posizione è al vaglio, dopo che inizialmente l’uomo aveva negato che la compagna e le figlie avessero trascorso la notte da lui, un particolare poi smentito dalle telecamere e dalle stesse dichiarazioni della Aiello -10.




