Emilia-Romagna e Valle d’Aosta, due facce della scuola italiana nei test Invalsi
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Redazione Interno
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Mentre la Valle d’Aosta si conferma la regione con la più alta percentuale di studenti eccellenti nelle superiori, l’Emilia-Romagna – nonostante un sistema scolastico generalmente considerato solido – registra il divario più ampio d’Italia tra alunni brillanti e quelli in difficoltà. I dati del Rapporto Invalsi 2025, presentati a Roma alla presenza del ministro Giuseppe Valditara e del presidente Roberto Ricci, tracciano un quadro frammentato della preparazione degli studenti, con punte di eccellenza e criticità profonde che variano da territorio a territorio.
Nelle medie emiliano-romagnole, la distanza tra chi dimostra competenze avanzate e chi invece fatica a raggiungere i livelli minimi è la più marcata della penisola. Un fenomeno che, se da un lato riflette la presenza di alunni particolarmente capaci – alcuni con risultati addirittura superiori alla media nazionale – dall’altro evidenzia una difficoltà nel colmare i gap formativi, lasciando indietro una fetta significativa di ragazzi.
Diverso il caso della Valle d’Aosta, dove il 21,4% degli studenti delle superiori raggiunge livelli di eccellenza, contro una media italiana del 12,3%. Un dato in netto miglioramento rispetto al 2024, con un aumento di quattro punti percentuali che la colloca, insieme al Friuli-Venezia Giulia, tra le regioni più virtuose. Se qui i “secchioni” crescono, però, in Piemonte la situazione è opposta: solo il 57% dei diplomati possiede competenze adeguate in italiano (erano il 64% l’anno precedente), e in matematica la percentuale scende al 55%, segnando un preoccupante arretramento.
A distinguersi positivamente sono invece le Marche, dove primarie e medie ottengono i migliori risultati d’Italia in italiano e matematica. Un primato che, se da una parte conferma l’efficacia del metodo didattico adottato, dall’altra rende ancora più stridente il contrasto con altre aree del Paese, come il Piemonte, dove il calo delle competenze di base solleva interrogativi sulle cause, dalle risorse insufficienti alle metodologie d’insegnamento.




