Arresti a Londra durante corteo per la Palestina, il governo annuncia una stretta sulle manifestazioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Diversi partecipanti a un corteo di solidarietà con la Palestina, svoltosi nel cuore della capitale britannica lo scorso sabato, sono stati fermati dalle forze dell’ordine nel corso di una operazione che ha portato a diversi arresti. L’azione della polizia, la quale aveva precedentemente sollecitato – insieme all’esecutivo – un rinvio della manifestazione, si inserisce in un clima di crescente tensione successivo al grave attentato occorso presso una sinagoga di Manchester durante le celebrazioni dello Yom Kippur, un episodio che, com’è noto, ha provocato la morte di due persone. Alcuni esponenti politici e rappresentanti religiosi hanno pubblicamente imputato a questo genere di proteste, che si moltiplicano ormai da settimane, di contribuire ad alimentare una pericolosa ondata di antisemitismo.

Nuovi poteri per la polizia e bando per le proteste ricorrenti

Proprio in questo contesto, la ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha presentato una proposta che mira a irrigidire ulteriormente le già severe norme che regolano il diritto di manifestazione nel paese, arrivando a ipotizzare l’introduzione di un bando per quelle che vengono definite “proteste ricorrenti”. La mossa del governo, che trae ispirazione diretta dall’attacco terroristico di inizio ottobre, rappresenta una significativa evoluzione nella gestione dell’ordine pubblico.

Le motivazioni del governo: sicurezza nazionale e paura nelle comunità

Una nota ufficiale del ministero dell’Interno ha infatti delineato i nuovi e più ampi poteri che saranno conferiti alla polizia, i quali, stando a quanto dichiarato, verranno introdotti nel più breve tempo possibile. Le forze dell’ordine avranno la facoltà di imporre agli organizzatori di spostare il luogo di un corteo, di applicare limitazioni stringenti a manifestazioni di notevole portata e che si ripetono con frequenza, e, in determinati casi, di vietarle del tutto. La decisione è stata motivata con la necessità di rispondere al “molto timore” che le grandi dimostrazioni di piazza avrebbero generato tra i cittadini di fede ebraica.

Una strategia di controllo sempre più incisiva

Questa stretta, annunciata all’indomani dell’attentato di Manchester, giunge a coronamento di una serie di episodi in cui i manifestanti sono stati non solo arrestati, ma in alcune circostanze anche accusati di reati connessi al terrorismo. Si consolida, dunque, l’indirizzo del governo inglese volto a conferire alle autorità strumenti sempre più incisivi per il controllo delle piazze, bilanciando – secondo la loro prospettiva – il diritto di espressione con le esigenze di sicurezza nazionale e di coesione sociale.

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