Esplosione alla Toyota, due morti e undici feriti
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Redazione Interno
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Un'esplosione devastante ha scosso lo stabilimento Toyota Material Handling a Bologna, causando la morte di due operai e il ferimento di altri undici. L'incidente, avvenuto mercoledì scorso, ha avuto origine da un impianto di climatizzazione situato all'esterno del capannone, vicino a un deposito di materiale. Le indagini, coordinate dalla Procura con l'aggiunta Morena Plazzi e la sostituta Francesca Rago, sono in corso per accertare le cause esatte dell'esplosione e individuare eventuali responsabilità.
Secondo le prime ricostruzioni, l'esplosione è stata innescata da un "boiler esterno", non direttamente collegato ai settori produttivi dell'azienda. Pino Sicilia, delegato per la sicurezza di Uilm, presente sul luogo al momento dell'incidente, ha descritto la scena come apocalittica: vetri e legno in frantumi, polvere e sangue ovunque. Sicilia ha sottolineato come la comunicazione interna non abbia funzionato adeguatamente, con i vertici aziendali che sono intervenuti solo dopo alcuni minuti, mentre alcuni uffici erano già stati distrutti.
La tragedia ha suscitato un'ondata di dolore e sgomento tra i lavoratori e le loro famiglie. Emma Marrazzo, madre di Luana D'Orazio, l'operaia di 22 anni morta in fabbrica a Montemurlo nel maggio 2021, ha espresso il suo profondo turbamento nel vedere le immagini dell'esplosione. "Ogni volta che succede qualcosa del genere, il dolore torna fuori più forte di prima", ha dichiarato Marrazzo, visibilmente scossa.
Le autorità competenti stanno ora esaminando l'impianto di climatizzazione e il boiler esterno per capire se ci siano stati malfunzionamenti o negligenze nella manutenzione. Gli inquirenti stanno valutando anche la possibilità che l'esplosione sia stata causata da un accumulo di gas o da un cortocircuito.




