Dal 2026 la patente B cambia volto, tra più ore di guida e costi in aumento
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Redazione Interno
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La strada per mettersi al volante si fa, letteralmente, più lunga e impervia. Con il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine dicembre 2025, il conseguimento della patente B subisce una profonda trasformazione a partire dal primo giorno del nuovo anno. L’intervento, che modifica l’articolo 122 del Codice della Strada, disegna un percorso formativo più rigido e articolato, il cui scopo dichiarato è innalzare gli standard di sicurezza attraverso una preparazione più solida e realistica. Una riforma che, mentre tenta di arginare l’improvvisazione, impone ai candidati un tributo maggiore in termini di tempo e, inevitabilmente, di denaro.
Più pratica obbligatoria e scenari di guida diversificati
Il cuore del cambiamento batte nell’aumento delle ore di guida pratica obbligatoria, che salgono da sei a otto, tutte da effettuare esclusivamente con istruttori qualificati presso le autoscuole. Non si tratta, però, di un semplice incremento numerico. Il decreto impone infatti una strutturazione precisa dell’esperienza al volante, destinando parte di quelle ore a situazioni specifiche e critiche. I futuri automobilisti dovranno confrontarsi, sotto supervisione, con la complessità del traffico urbano, la velocità controllata delle autostrade, le insidie delle strade extraurbane secondarie e le particolari condizioni della guida notturna, i cui rischi – spesso sottovalutati – richiedono una percezione diversa degli spazi e dei tempi di reazione.
L’onere organizzativo ed economico per candidati e autoscuole
Se l’intento di formare conducenti più consapevoli e capaci appare condivisibile, le ricadute pratiche della riforma sono destinate a pesare non poco su chi dovrà affrontare l’esame. L’allungamento del percorso, con le otto ore obbligatorie da calendarizzare e svolgere in scenari differenti, comporterà un impegno temporale più consistente e una maggiore difficoltà organizzativa. Ne consegue, quasi automaticamente, un aumento dei costi complessivi, poiché le autoscuole dovranno far fronte a una pianificazione più articolata delle lezioni e a un consumo maggiore di risorse, dai carburanti al tempo degli istruttori, adeguatamente formati per gestire ogni tipologia di esercitazione. Molti di essi, del resto, già oggi faticano a far quadrare i conti tra rincari e tariffe che il mercato fatica ad assorbire.
Il contesto normativo e l’obiettivo sicurezza
Questa svolta formativa affonda le sue radici nella legge n. 177 del 2024, che aveva già modificato il Codice della Strada, demandando al Ministero la definizione dei dettagli attuativi. Il decreto pubblicato a dicembre, dunque, non è un atto isolato ma l’esito di un disegno più ampio, volto a intervenire – come recitano le premesse – “alla radice” del problema della sicurezza stradale. L’approccio punta a sostituire alla mera acquisizione di una tecnica di guida minima una preparazione più completa, che includa la gestione della velocità in contesti diversi e la familiarizzazione con condizioni di illuminazione variabili, aspetti sui quali gli incidenti, purtroppo, continuano a fornire un bollettino di cronaca nera che le inchieste giudiziarie ricostruiscono spesso sulla base di errori o inesperienza.
La riforma, nel suo complesso, segna una netta discontinuità con il passato, spostando l’asticella della preparazione richiesta in maniera significativa. Mentre le autoscuole si preparano ad adeguare i programmi e le tariffe, a migliaia di ragazzi e alle loro famiglie si prospetta un investimento più sostanzioso, in termini sia economici che di impegno personale. Resta da vedere, con il passare del tempo, come questo maggior rigore iniziale si tradurrà in una effettiva e misurabile riduzione degli incidenti che coinvolgono i neopatentati, i quali, è bene ricordarlo, rappresentano una delle categorie più esposte al rischio sulle strade.




