Caso Delmastro, le ombre dei fondi mafiosi nella Bisteccheria
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Redazione Interno
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La Procura di Roma ha formalizzato un’ipotesi investigativa che, nelle more degli accertamenti, trasforma un sospetto in un’imputazione precisa: nella società un tempo riconducibile ad Andrea Delmastro, l’ex sottosegretario alla Giustizia, sarebbero confluiti capitali di provenienza illecita. L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, si concentra sulla “Bisteccheria d’Italia”, una società che – stando agli atti depositati – sarebbe stata utilizzata come condotto per il riciclaggio di denaro riconducibile al clan Senese, storica consorteria criminale radicata nel tessuto della Capitale.
Al centro del procedimento penale, che vede indagati Mauro e Miriam Caroccia, vi è il meccanismo di “trasferimento e reinvestimento” di risorse illecite. Gli inquirenti ipotizzano che i proventi delle attività del gruppo camorristico dei Senese siano stati progressivamente immessi nel circuito economico della società “Le 5 Forchette”, la stessa di cui lo stesso Delmastro è stato azionista. È questa la linea d’ombra che la magistratura sta cercando di definire con precisione: un sistema di intestazione fittizia di beni, funzionale a ripulire capitali sporchi, mascherandoli dietro un’apparente attività imprenditoriale legata al settore della ristorazione.
L’attività dell’Antimafia e le audizioni parlamentari
Sul fronte istituzionale, la vicenda ha assunto una rilevanza tale da attirare l’attenzione del Parlamento. L’ufficio di presidenza della commissione parlamentare Antimafia ha deciso all’unanimità di procedere con un ciclo di audizioni ad hoc. Fonti interne alla maggioranza, in particolare provenienti da Fratelli d’Italia – come riportato dall’agenzia di stampa – hanno sottolineato come la decisione sia stata assunta con piena condivisione, segno evidente della volontà di fare chiarezza su una vicenda che interseca politica e criminalità organizzata.
Le audizioni, già calendarizzate, non partono dal nulla: la commissione aveva già avuto modo di esplorare gli intrecci pericolosi tra economia e malaffare nel corso della precedente indagine conoscitiva denominata “Affari di famiglia e Hydra”. In quel contesto, erano emerse le prime crepe nel sistema di controllo delle attività imprenditoriali sospettate di essere contaminate dalla criminalità. Ora, il filone si arricchisce di un nuovo capitolo, incentrato sul ruolo e sulla gestione della società oggetto del sequestro giudiziario.
Gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria
Nei prossimi giorni, la macchina giudiziaria segnerà un passo importante. A metà della settimana entrante, infatti, sono previsti i primi interrogatori di garanzia in Procura. Mauro e Miriam Caroccia saranno ascoltati dai magistrati per fornire la loro versione sui flussi finanziari che avrebbero alimentato la “Bisteccheria d’Italia”. Le carte dell’indagine, al momento, descrivono un quadro indiziario che i pm ritengono solido al punto da configurare, in via cautelare, i reati di riciclaggio e di intestazione fittizia.
La presenza di Delmastro tra gli azionisti della società, sebbene questi non risulti al momento indagato nel filone principale sul riciclaggio, ha conferito alla vicenda una visibilità politica che ne ha accelerato i tempi di esposizione pubblica. Gli investigatori della Dda stanno ora cercando di ricostruire con esattezza il percorso compiuto dai capitali: da dove provenivano, attraverso quali canali sono transitati e con quali modalità siano stati “ripuliti” per essere reimpiegati in un’attività commerciale apparentemente insospettabile.




