Farmaci, la Regione Puglia vara la stretta da 15 milioni: nel mirino le prescrizioni inappropriate e gli anti-obesità
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Redazione Salute
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La giunta regionale pugliese, guidata da Antonio Decaro, ha messo a punto una manovra che punta a ridurre il deficit sanitario attraverso un deciso intervento sulla spesa farmaceutica, con l'obiettivo dichiarato di recuperare circa 15 milioni di euro già nel corso del 2026.
Il provvedimento, che si inserisce in una strategia di più ampio respiro per il triennio 2026-2028, agisce principalmente su due fronti: il contenimento della spesa per i farmaci a distribuzione diretta – quelli cioè somministrati negli ospedali o erogati tramite farmacie ospedaliere e centri specialistici – e la razionalizzazione della spesa convenzionata, relativa ai medicinali di fascia A ritirati nelle farmacie del territorio con ricetta del Servizio sanitario nazionale.
Una stretta che, come spesso accade in questi casi, finisce per mettere sotto i riflettori le abitudini prescrittive e alcuni specifici segmenti terapeutici, con i farmaci anti-obesità che figurano tra i principali indiziati dell'impennata dei costi.
La fotografia della spesa: un 2025 da dimenticare
Per comprendere la portata dell'intervento, è necessario partire dai numeri che hanno spinto la Regione a intervenire. I dati relativi al 2025 dipingono un quadro piuttosto critico: la spesa farmaceutica diretta in Puglia è cresciuta del 7,65% rispetto all'anno precedente, un incremento che supera di 1,40 punti percentuali la media nazionale.
Un andamento che, se non fosse stato arginato, avrebbe rischiato di compromettere ulteriormente i bilanci delle aziende sanitarie locali, già messi a dura prova da anni di sforamenti e da un debito strutturale che continua a pesare sulle finanze regionali.
Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma di una tendenza consolidata che ha visto la Regione Puglia superare ripetutamente i tetti di spesa imposti a livello centrale, bruciando risorse che avrebbero potuto essere destinate ad altri capitoli cruciali del servizio sanitario, come l'assunzione di personale o la riduzione delle liste d'attesa.
I nodi da sciogliere: anti-obesità, colesterolo e appropriatezza prescrittiva
Ma quali sono i farmaci che hanno fatto lievitare i conti? La delibera regionale individua con precisione le categorie terapeutiche che nel 2025 hanno registrato gli incrementi di spesa più significativi e che, di conseguenza, finiscono sotto la lente d'ingrandimento. Tra queste spiccano i medicinali per il controllo del colesterolo, i farmaci dermatologici, alcuni antidiabetici e, in particolare, i farmaci contro l'obesità.
Farmaci, questi ultimi, che negli ultimi anni hanno conosciuto una diffusione massiccia, alimentata anche da un uso talvolta non strettamente legato a indicazioni cliniche precise, e che ora la Regione intende monitorare con maggiore attenzione, anche in considerazione di un consumo pro capite che risulta superiore alla media nazionale. Non si tratta di mettere in discussione l'utilità di queste terapie, ma di garantire che vengano prescritte in modo appropriato, evitando sprechi e garantendo la sostenibilità del sistema.
A queste categorie si aggiungono i controlli sui gas medicali, con particolare attenzione all'ossigenoterapia liquida domiciliare, per la quale i dati disponibili suggeriscono un possibile utilizzo non sempre appropriato.
Tre leve per un contenimento strutturale
Per invertire la rotta e raggiungere gli obiettivi di contenimento prefissati – mantenere la spesa sotto la media nazionale di 1,36 punti nel 2026, 1,77 nel 2027 e 2,68 nel 2028 – la giunta regionale ha deciso di agire su tre direttrici principali. La prima è il rafforzamento dei controlli sull'appropriatezza prescrittiva, affidando ai direttori generali e sanitari delle aziende il compito di vigilare sui comportamenti inappropriati e di segnalare alla Regione i casi reiterati di mancato rispetto delle disposizioni.
La seconda leva è rappresentata dalla promozione di un utilizzo più ampio dei farmaci equivalenti e biosimilari, ovvero medicinali che, dopo la scadenza del brevetto, offrono le stesse garanzie di efficacia e sicurezza a un costo inferiore. Infine, la delibera punta a una rimodulazione dei tetti di spesa assegnati alle singole ASL, con l'obiettivo di responsabilizzare maggiormente i territori e incentivare una gestione più oculata delle risorse.
Un approccio che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe consentire di coniugare l'esigenza di risanamento finanziario con la necessità di garantire a tutti i cittadini l'accesso alle cure più appropriate.
Il fronte della spesa convenzionata: il caso degli antibiotici
Un capitolo a parte merita la spesa farmaceutica convenzionata, quella che transita attraverso le farmacie di comunità. Anche in questo caso, la delibera fissa un tetto e una traiettoria discendente, con l'obiettivo di portare l'incremento dall'attuale +7,81% al +6,73% nel 2026, fino al +6,50% nel biennio successivo.
La crescita di questa voce di spesa, spiega la Regione, è in parte ascrivibile a fattori esogeni, come le nuove regole nazionali sulla remunerazione delle farmacie e lo spostamento di alcuni farmaci dal canale ospedaliero a quello territoriale. Ma una quota significativa dell'aumento è da attribuire a un utilizzo ancora eccessivo di antibiotici, un'abitudine prescrittiva che non solo incide sui costi, ma che rappresenta anche un problema di salute pubblica, alimentando il fenomeno dell'antibiotico-resistenza.
Per questo motivo, la Regione chiede ai direttori generali di rafforzare i controlli e di avviare audit periodici con i medici di famiglia e i pediatri, per sensibilizzare i prescrittori e promuovere un uso più razionale di questi farmaci.




