L'Italia è sedicesima nella classifica mondiale dei Paesi più colpiti dagli eventi climatici estremi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i delegati alla Cop30 di Belém, in Brasile, si confrontavano sulle strategie da adottare, la furia del clima ricordava a tutti la sua urgenza devastante: un tornado, abbattendosi sulla città di Rio Bonito, l'ha praticamente rasa al suolo, offrendo una tragica dimostrazione di quanto discusso nelle aule dei negoziati. Nelle stesse ore, i rappresentanti delle Filippine, con gli occhi lucidi, ricevevano aggiornamenti sul crescente numero di vittime causate dal tifone Fung-wong, in un susseguirsi di eventi che sottolinea come il pianeta intero sia ormai teatro di una crisi che non conosce confini. L'Italia, in questo scenario globale, non è affatto uno spettatore immune, ma figura anzi in una posizione preoccupante nella graduatoria delle nazioni più esposte.

La classifica del rischio climatico

Il rapporto Climate Risk Index, curato dall'organizzazione Germanwatch e presentato proprio nel corso della conferenza sul clima, fornisce un'analisi puntuale degli impatti subiti da 174 nazioni nel corso degli ultimi trent'anni. I dati, che coprono il periodo dal 1995 al 2024, dipingono un quadro allarmante, registrando un totale di oltre 9.700 eventi meteorologici estremi. A questi si accompagnano, purtroppo, più di 832.000 vittime e danni economici diretti, calcolati al netto dell'inflazione, che superano la soglia dei 4.500 miliardi di dollari. La classifica, che vede in testa quasi esclusivamente Paesi del Sud globale con la Dominica in prima posizione, riserva una collocazione di rilievo per diverse economie avanzate.

La vulnerabilità dell'Italia e delle grandi economie

Sebbene i primi undici posti dell'indice siano occupati da nazioni in via di sviluppo, la sedicesima posizione dell'Italia segnala una vulnerabilità concreta e misurabile agli effetti della crisi climatica. Un risultato che non costituisce un'eccezione isolata nel panorama delle potenze industriali, considerato che la Francia si attesta al dodicesimo posto e gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, al diciottesimo. Questa distribuzione geografica dei danni, che non risparmia affatto l'Occidente, evidenzia come gli eventi estremi – dalle ondate di calore prolungate che alimentano la siccità alle alluvioni improvvise – stiano diventando una minaccia sistemica per modelli sociali ed economici consolidati.

Il peso dei danni economici e umani

L'analisi di Germanwatch, andando oltre la semplice conta degli eventi, pondera una serie di indicatori che includono il numero assoluto di decessi, le perdite economiche pro capite e le ripercussioni sul prodotto interno lordo. È proprio l'incrocio di questi fattori a determinare la posizione in classifica di ciascuno Stato, restituendo una fotografia composita della sua esposizione al rischio. Il fatto che un Paese come il nostro si collochi in una zona così alta della graduatoria, ben al di sopra della media globale, implica che gli impatti non sono solo sporadici ma strutturali, con un costo umano e finanziario che grava in maniera significativa sulla collettività.

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