Ariete: «La mia casa sono io», torna dopo tre anni con il nuovo album

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Arianna Del Giaccio, per tutti Ariete, ha pubblicato ieri il suo terzo album di inediti. Si intitola «Tutti tornano a casa», arriva per Bomba Dischi in licenza Warner Records Italy e segna il ritorno della cantautrice a tre anni di distanza da «La notte». Un intervallo lungo, quasi un’era geologica per una classe 2002 che tra il 2020 e il 2023 aveva collezionato un EP d’oro, due dischi e un palco dell’Ariston. Ma questa volta la pausa non è stata una fuga: è stata, racconta, la scoperta di una dimensione che prima le sfuggiva.

La scelta di fermarsi

«Dai 18 ai 22 anni non mi sono fermata e sono certa di essermi persa delle cose», ha spiegato la cantautrice. «La scelta di fermarmi è stata esclusivamente mia, non c’è stato un burn out». In quel periodo senza scadenze discografiche, Ariete ha comprato una casa a Roma e l’ha sistemata secondo i propri gusti. Per la prima volta, dice, lo spazio in cui viveva conteneva soltanto lei, senza il contorno di amici, conoscenti e compagnie che l’avevano accompagnata fin dagli esordi.

Il percorso psicologico che ha intrapreso in parallelo ha avuto un peso determinante. L’ultima traccia del disco si intitola «Seduta n.65»: il numero corrisponde agli incontri fatti con la sua psicologa. Ed è proprio da lì che nasce la frase che dà il senso all’intero progetto. «Ho imparato che la mia casa sono io», dice. «Prima non ne avevo troppo idea».

Dodici tracce e quattro collaborazioni

L’album si compone di dodici brani che ruotano attorno al concetto di casa inteso non come luogo fisico, ma come spazio interiore, relazione o ricordo. Il primo singolo estratto è «Che bella vita» con Angelina Mango, scritto a quattro mani dalle due artiste. Nel disco compaiono anche Fulminacci in «Mano nella mano», Tredici Pietro in «Casa mia / Casa tua» e Prima Stanza a Destra in «Quando la luna si accende».

L’apertura è affidata a «L’alveare», brano costruito attorno alla figura dell’ape. «È una figura che mi spaventa, il classico “oddio, che c’ho addosso?”», racconta Ariete. Studiandole ha cambiato idea: «Vivono senza sapere quando il loro giro potrebbe essere l’ultimo, però sono coraggiose: volano da un fiore all’altro». Il pezzo apre anche i concerti del Club Tour 2026, sette date autunnali che partiranno il 7 novembre dall’Atlantico di Roma e si chiuderanno l’11 dicembre al Palatour di Bitritto, in provincia di Bari.

Il dolore e la parola

Tra le tracce più intime c’è «Tachicardia», nata in circostanze precise. Ariete l’ha scritta la mattina in cui nel pomeriggio avrebbe dovuto partecipare al funerale di un caro amico. «Mi sono svegliata col cuore che mi scoppiava e mi sono messa al pianoforte come prima cosa», ha raccontato. Sul modo di attraversare il lutto non offre ricette: «Tante volte ho fatto finta di niente e il dolore mi è arrivato come un razzo, magari sei mesi dopo. Penso che la cosa migliore sia viverlo come si preferisce».

Sul fronte sentimentale, invece, la posizione è netta. «In amore non bisogna mentire, mai. Bisogna comunicare, dirsi anche le cose difficili, sapendo che la parola è la chiave di tutto», ha detto a proposito dei brani che attraversano innamoramento e rottura. Il disco arriva dopo la fine di una relazione che la stessa Ariete ha definito difficile, e l’approccio che ha cercato di tenere nelle canzoni d’amore, anche quelle più dolorose, è quello della speranza.

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