Carlo Verdone, il gospel e il "vecchio" charme sul red carpet della Festa del Cinema

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone ha vissuto, domenica 26 ottobre, uno dei momenti più attesi e simbolici della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che ha visto Carlo Verdone, accompagnato da un coro gospel, calcare il tappeto rosso per presentare in anteprima nella sala Sinopoli i primi quattro episodi di "Vita da Carlo: stagione finale". L’evento, che ha segnato la chiusura della kermesse, ha radunato oltre all’attore e regista romano – ideatore della serie con Valerio Vestoso – l’intero cast e il sindaco Roberto Gualtieri, suggellando con una nota di puro cinema italiano il traguardo di un’edizione importante.

L'addio alla serie e la riflessione sull'icona

Quella presentata è l’ultima puntata di un percorso, il quarto capitolo di quella che si può definire una libera autobiografia seriale, che si appresta a concludersi con i nuovi episodi in uscita sul servizio di streaming dal 28 novembre. Verdone, che in una delle puntate fa anche una sorprendente comparsa nel programma condotto da Francesca Fagnani, ha colto l’occasione per una riflessione personale sul suo ruolo nel panorama culturale. "Io mi sento un bufalo o un gatto soriano che trovi a Roma al Teatro Marcello", ha dichiarato, dipingendo con una metafora animalesca la sua percezione di sé, mentre affrontava il tema del suo status di icona. "Non mi sento intrappolato nel mio essere icona, finché sento l'affetto del pubblico va bene", ha spiegato, lasciando intendere che il suo rapporto con la popolarità è misurato sul termometro del consenso, "poi quando lo sentirò meno, dirò 'basta, ho ricevuto tanto' e mi metterò a fare lo spettatore degli altri".

Le anticipazioni dalla stagione finale

Dalle anticipazioni dei primi episodi, traspare quella che è ormai la cifra stilistica della serie: un umorismo autoironico e sapiente, che attinge a piene mani dal suo vasto repertorio di personaggi. In una scena di particolare levità comica, Ivana, interpretata da Claudia Potenza in una versione animalier e compagna di Max Tortora, in un momento di intimità confessa a Verdone: "Lo sai che me sei sempre piaciuto?". La battuta, che strappa all’attore una reazione di stupore ("Maddai, che dici?"), prosegue con la donna che svela una preferenza per "gli uomini vecchi, più maturi", alla quale Verdone replica con un tempismo perfetto: "Quindi sei attratta da quelli con tremori". Il botta e risposta, che si chiude con il soprannome "Old man" e con echi dei tanto amati Ivano e Jessica di "Viaggi di nozze", dimostra come la scrittura giochi consapevolmente con il patrimonio affettivo dello spettatore, rimescolando i ricordi in una chiave nuova e disincantata.

Il percorso di un'opera che diventa patrimonio collettivo

La serie, che ha costruito la sua fortuna proprio su questo dialogo continuo tra la vita reale dell’artista e la sua proiezione fittizia, si appresta dunque a voltare pagina. L’atmosfera festosa del red carpet, impreziosita dalle voci del gospel, ha funto da cornice a un passaggio significativo, non solo per l’autore ma per un intero modo di intendere la commedia. "Ho già ricevuto tanto dalla vita", ha concluso Verdone, quasi a tracciare un bilancio provvisorio di una carriera che, con questa serie, ha saputo rinnovarsi senza tradire la propria essenza, mantenendo quel tono colloquiale e quella profondità umana che ne hanno caratterizzato le opere migliori, e che ora, con l’ultimo atto, consegna al pubblico un ritratto definitivo e per molti versi commovente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.