Monserrato, caccia all’uomo per il killer di Leonardo Mocci: il cerchio si stringe su tre ragazzi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte che avvolge Monserrato non ha portato tregua, ma soltanto il silenzio carico di tensione che segue un colpo di pistola. È caccia all’uomo, serrata e senza soste, per trovare chi ha ucciso Leonardo Mocci, muratore di 23 anni raggiunto da un proiettile al petto nella zona del complesso di edilizia popolare di piazza Settimio Severo, un pugno di palazzine che ora sono diventate il perimetro di un giallo a cielo aperto. Gli inquirenti, quelli della Compagnia di Quartu Sant’Elena e del Comando provinciale di Cagliari, hanno lavorato tutta la notte incollati ai monitor delle telecamere di videosorveglianza – il sindaco Tommaso Locci tiene a precisare che l’area è coperta – e setacciando le testimonianze di chi, quella sera, aveva incrociato il ragazzo.

Perché c’è una domanda che pesa più delle altre: cosa ci faceva Leonardo, residente a Villacidro, in quel cortile dopo aver affrontato un viaggio di quasi quaranta chilometri? Gli amici che erano con lui nelle ore precedenti al delitto hanno cominciato a parlare, uno dopo l’altro, convocati in caserma tra l’una e l’alba. E da quei racconti, frammentari e carichi di paura, gli investigatori hanno iniziato a tirare i fili di una matassa che sembra infilarsi in una direzione precisa: non un omicidio casuale, ma forse una lite degenerata, o peggio un regolamento di conti. Il movente, adesso, è il tassello che manca.

L’autopsia e il cerchio che si restringe

L’esame autoptico, quello disposto per oggi a Cagliari e affidato al medico legale Roberto Demontis, potrebbe consegnare agli inquirenti un elemento decisivo: la traiettoria esatta del proiettile, la distanza del killer, la dinamica di quel gesto fulmineo compiuto nel cuore di una piazza. Ma mentre la scienza parla, il lavoro degli uomini sul campo procede su un altro binario, altrettanto serrato. Il cerchio degli indagati, stando a quanto si apprende, si sarebbe stretto intorno a tre giovani. Uno di loro, particolare macabro, sarebbe un amico della vittima: alcuni testimoni raccontano di averlo visto allontanarsi in auto dalla piazza subito dopo lo sparo. Gli altri due sono invece conoscenti di Leonardo, persone che probabilmente lo avevano visto poco prima che la serata precipitasse nel sangue.

Nessuno di loro, al momento, è stato fermato. Ma le ore contate, quelle di cui parlano gli inquirenti a denti stretti, non sono un’iperbole: i carabinieri stanno verificando alibi, confrontando le immagini dei sistemi di videosorveglianza privati e pubblici, sovrapponendo le dichiarazioni dei giovani sentiti – diversi, in questi due giorni – con i frammenti di movimenti ripresi dalle telecamere. Non c’è tempo per le ipotesi.

Un delitto dentro le case popolari

Il complesso edilizio di piazza Settimio Severo, fatto di cinque palazzine grigie che si affacciano su uno slargo asfaltato, non è nuovo a episodi di microcriminalità. Ma un omicidio a colpi di pistola, esplosi all’altezza del torace di un ragazzo di ventitré anni, è un salto di qualità che ha scosso anche i residenti più abituati a convivere con il degrado. Il sindaco Locci, parlando a nome di una cittadinanza che si dice sgomenta – «immenso dolore, aveva la vita davanti» ha dichiarato –, ha voluto sottolineare quel dettaglio non secondario: la zona è videosorvegliata. Un modo forse per tacitare chi già sussurra di una mancata prevenzione, ma soprattutto per ribadire che le telecamere hanno visto. E che quindi, prima o poi, parleranno.

Interrogatori serrati e un’auto nella notte

Il lavoro dei militari, quello che non compare nei comunicati ufficiali, si è concentrato sulla ricostruzione minuto per minuto della serata di Leonardo. Chi l’ha visto arrivare da Villacidro? Con chi si è incontrato? Perché si trovava proprio lì, a mezzanotte e trenta, in una piazza che non frequentava abitualmente? Le risposte, molteplici e talvolta contraddittorie, sono emerse dagli interrogatori condotti nella notte e ripresi questa mattina. L’attenzione degli inquirenti, in particolare, resta fissa su quei tre giovani: il presunto amico fuggito in auto e gli altri due che avrebbero incrociato la vittima poco prima del colpo. Nessuno di loro, al momento, è stato sentito in qualità di indagato. Ma il cerchio, materialmente, è quello.

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