Quando il Papa chiamò la banca e l’operatrice pensò a uno scherzo
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Redazione Esteri
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La burocrazia bancaria, si sa, non fa sconti a nessuno. Nemmeno quando a trovarsi dall’altra parte del ricevitore – impigliato come un comune mortale nella solita, estenuante trafila di “premere 1 per i servizi online” e di risposte a domande di sicurezza – è il nuovo Pontefice.
È la paradossale lezione che emerge da un episodio, apparentemente surreale ma puntualmente verificatosi, che ha visto protagonista Papa Leone XIV nell’estate del 2025, a poche settimane dalla sua elezione al soglio pontificio.
A raccontare il curioso retroscena, destinato a diventare virale ben oltre i confini del web, è stato padre Tom McCarthy, amico fraterno del Pontefice fin dai tempi della gioventù a Chicago, il quale ha condiviso l’aneddoto durante un incontro con alcuni fedeli cattolici tenutosi a Naperville, nell’Illinois. corriere +3
La vicenda, riportata poi dal “New York Times”, restituisce un’immagine inedita del capo spirituale di circa 1,4 miliardi di fedeli: quella di un uomo, al secolo Robert Francis Prevost, alle prese con le rigidità del foglio di calcolo e dei protocolli anti-truffa.
Leone XIV, che prima del conclave viveva una vita lontana dai riflettori del Vaticano, aveva semplicemente bisogno di aggiornare i propri dati personali – il numero di telefono e l’indirizzo di residenza – associati al vecchio conto corrente che custodiva in un istituto di credito della sua città natale, Chicago.
Armato di pazienza, il Pontefice ha così composto il numero del servizio clienti, ha superato brillantemente tutte le verifiche d’identità (fornendo nome, cognome e rispondendo ai vari quiz di sicurezza) e ha esposto la sua richiesta. virgilio +3
Il muro del call center e la richiesta impossibile
Nonostante la procedura di riconoscimento fosse andata a buon fine, l’operatrice in servizio non ha potuto (o voluto) derogare alla regola ferrea della banca. La modifica dei dati richiedeva la presenza fisica del titolare del conto presso uno sportello.
Una richiesta, questa, che per motivi facilmente intuibili – l’interessato si trovava a migliaia di chilometri di distanza, nella Città del Vaticano – risultava oggettivamente impossibile da soddisfare.
“Beh, non credo di poter passare di persona in filiale”, avrebbe risposto il Papa all’addetta, come riferito da McCarthy, cercando forse una via d’uscita dall’impasse burocratico.
A quel punto, probabilmente con un misto di ironia e leggera esasperazione, il Pontefice ha deciso di giocare la sua carta migliore. Ha tentato l’unica argomentazione che, almeno in apparenza, sembrava in grado di scardinare la rigidità del sistema. La domanda – “Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono Papa Leone?” – è stata però fatale.
In un’epoca in cui le frodi telefoniche e le chiamate spam sono all’ordine del giorno, l’operatrice del call center non ha avuto il minimo dubbio: ha interpretato quella frase come un maldestro tentativo di scherzo o, al peggio, un raffinato sistema di truffa. ilfattoquotidiano +3
L’incredulità dall’altra parte della cornetta
Il protocollo di sicurezza ha così preso il sopravvento sul buon senso. Senza chiedere ulteriori delucidazioni – e probabilmente senza nemmeno immaginare chi fosse realmente il titolare di quella voce calma – l’impiegata ha chiuso la comunicazione, riattaccando bruscamente il telefono.
Per alcuni attimi, il vicario di Cristo è stato trattato alla stregua di un mitomane qualsiasi, bloccato da una procedura standardizzata che non prevedeva, evidentemente, l’eccezione “Pontefice”.
La scena, che sembra uscita da una sceneggiatura di una sitcom americana, dimostra come l’anonimato dei grandi numeri e la giusta diffidenza dei call center possano annullare qualsiasi autorità, anche quella spirituale.
La vicenda, per fortuna del Papa, si è poi risolta grazie a una via alternativa all’assistenza clienti telefonica.
Sempre secondo il racconto di padre McCarthy, la questione dei dati anagrafici sbloccati è stata risolta in tempi brevi dall’intervento di un altro sacerdote, il quale, avendo contatti diretti con i vertici dell’istituto di credito, è riuscito a bypassare l’impasse burocratica.
Non è dato invece sapere se la malcapitata operatrice – colei che ha riattaccato il telefono in faccia al Papa – abbia mai scoperto la vera identità di quel cliente insistente che aveva liquidato con tanta sbrigatività.
“Riuscite a immaginare di essere ricordati come la persona che ha chiuso il telefono in faccia al Papa?”, ha commentato McCarthy con ironia di fronte ai fedeli. lacnews24 +3
Il retroscena vaticano e il conto allo Ior
Non è questa l’unica vicenda che racconta la discesa negli inferi della burocrazia da parte del nuovo Pontefice.
Secondo quanto si apprende da fonti vaticane, contestualmente a quella telefonata andata a vuoto, Leone XIV aveva avviato contatti anche con lo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, l’istituto finanziario che custodisce i fondi della Santa Sede.
L’oggetto della richiesta era, anche in questo caso, di natura squisitamente pratica: il Papa desiderava sapere se fosse possibile mantenere attivo, e a quali condizioni, il proprio conto corrente personale dopo la nomina a Pontefice.
Un interrogativo lecito per un uomo che, prima di indossare la tonaca bianca, aveva una vita ordinaria fatta di spese e stipendi, e che cerca ancora oggi di preservare uno spazio di normalità lontano dal cerimoniale della Curia.
Estranea a clamori ufficiali e dichiarazioni pubbliche, la gestione di questa piccola crisi bancaria rivela un aspetto inedito e profondamente umano del successore di Pietro.
Leone XIV, abituato forse alla semplicità della vita pastorale, si è scontrato con la realtà di un sistema che non ammette deroghe, dove la potenza di un algoritmo o la rigidità di un copione telefonico valgono più di qualsiasi autorità morale.
Per qualche minuto, il Papa non è stato il capo della Chiesa cattolica, ma solo un ex residente di Chicago con un problema di conto corrente. ilsole24ore +3




