Lo strappo del Senato Usa sui poteri di guerra: risoluzione contro Trump, ma il presidente non la seguirà
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La tensione tra la Casa Bianca e il Campidoglio si è fatta palpabile dopo l’ultima, rocambolesca votazione che ha visto il Senato americano, a maggioranza repubblicana, approvare una risoluzione che sollecita il presidente Donald Trump a porre fine alle ostilità in Iran.
ilfattoquotidiano
+3
Il provvedimento, che non ha valore vincolante ma un peso politico non indifferente, è stato immediatamente bollato dal tycoon come un atto "inopportuno e privo di significato", in un attacco frontale che lascia intendere come il capo dello Stato non abbia alcuna intenzione di fare marcia indietro sulla propria strategia bellica. askanews +3
La risoluzione concorrente, già passata alla Camera all'inizio di giugno, ha completato il proprio iter legislativo con un margine ristrettissimo: 50 voti a favore e 48 contrari, un numero che racconta la fragilità del consenso intorno alla linea dura voluta dall’inquilino della Casa Bianca. lacnews24 +3
I numeri dello strappo e il fronte repubblicano spaccato
A rendere amaro il risultato per l’amministrazione è stata la defezione di quattro senatori repubblicani, un fronte compatto che si è ritrovato a votare contro le direttive del proprio partito e del presidente. Lisa Murkowski dall'Alaska, Susan Collins dal Maine, Bill Cassidy dalla Louisiana e il libertario Rand Paul dal Kentucky hanno scelto di sostenere la mozione, dimostrando come il conflitto in Iran stia scavando un solco profondo anche tra le fila del Grand Old Party.
La risoluzione, che si basa sul War Powers Act, chiede di fatto al presidente di interrompere le operazioni militari in corso o, in alternativa, di ottenere una formale autorizzazione dal Congresso per proseguire. È lo stesso meccanismo che era già stato attivato in passato, ma che in questa tornata ha trovato una quadratura del cerchio in grado di superare l'ostruzionismo della maggioranza. ilfattoquotidiano +3
La replica del presidente: "Iran alle corde"
La reazione di Trump non si è fatta attendere e, come suo consueto stile, è arrivata attraverso i canali social, in particolare sul suo account di Truth. "Quindi, ho l'Iran alle corde, pronto a crollare e il Senato degli Stati Uniti decide di tenere una votazione inopportuna e insignificante sul War Powers Act", ha scritto il presidente, caricando il giudizio politico con un tono che lascia intendere tutto il suo disappunto per quella che considera una manovra ostruzionistica in un momento cruciale delle trattative.
Il riferimento all'Iran "alle corde" è una chiara indicazione della percezione che l'amministrazione ha dello stato del conflitto, un momento che Trump ritiene decisivo per ottenere una vittoria strategica, mentre il Congresso tenta di mettere un freno alla sua autonomia decisionale. askanews +3
Un atto politico senza morsi ma con un forte significato
La risoluzione concorrente è uno strumento tipico del sistema legislativo americano che, come sottolineato, non possiede la forza di legge e non obbliga il presidente a conformarsi. Tuttavia, il suo valore simbolico e politico è enorme, soprattutto perché arriva da un Senato a maggioranza repubblicana, mandando un segnale inequivocabile sulla crescente impazienza verso un conflitto che rischia di prolungarsi senza una chiara strategia di uscita.
Per il presidente, che ha già ignorato in passato provvedimenti simili per ben nove volte, si tratta di un ulteriore monito, ma è altamente improbabile che possa indurlo a cambiare rotta. Nel frattempo, la comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi di questa querelle interna, che rischia di indebolire la posizione negoziale degli Stati Uniti mentre il governo di Teheran cerca di approfittare delle divisioni politiche americane per guadagnare tempo e spazio diplomatico. europacalcio +3




