Il papa a Bolzano: "Alto Adige modello di convivenza, esempio per il mondo"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   "Mi sono presentato come vescovo di Bolzano-Bressanone, dell’Alto Adige, e subito il Santo Padre mi ha detto: ‘Ah, lì dove si parlano le tre lingue’". A raccontarlo è Ivo Muser, tra i presuli che hanno incontrato Leone XIV durante l’udienza riservata ai membri della Conferenza episcopale italiana, svoltasi il 17 maggio nell’Aula delle Benedizioni. Il pontefice, nel breve scambio, ha definito la regione un "modello di pace", sottolineando come la sua capacità di integrare identità diverse – italiana, tedesca e ladina – possa essere d’ispirazione per altre realtà segnate da tensioni.

Non è mancato un riferimento alla dimensione spirituale. "Vi ringrazio per la vostra preghiera e per quella delle vostre comunità: ne ho tanto bisogno!", ha esordito il papa rivolto ai vescovi, tra cui Maurizio Malvestiti di Lodi, che ha ricordato il legame tra Santa Francesca Cabrini – originaria del lodigiano – e Chicago, città natale dello stesso Leone XIV. Un richiamo alle radici, che sembra aver caratterizzato anche altri momenti dell’incontro, sebbene il fulcro del discorso papale sia ruotato attorno a temi più urgenti.

Michele Tomasi, vescovo di Treviso, ha riportato le parole del pontefice: un invito a "non temere scelte audaci" nel promuovere il Vangelo, la dignità umana e il dialogo, soprattutto in un’epoca minacciata da "appiattimenti" come quelli legati all’intelligenza artificiale o alle biotecnologie. Concetti ribaditi anche a Gualtiero Sigismondi di Orvieto-Todi, presente tra i duecento vescovi convenuti.

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