Milano 2027, il centrosinistra mette un freno alle autocandidature: "A settembre le regole"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un piccolo sussulto, leggendo la nota con cui i partiti del centrosinistra milanese mettono un freno alla proliferazione di candidature e autocandidature in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. Ogni giorno, a destra come a sinistra, spunta un nuovo nome per la successione a Palazzo Marino: molti aspiranti sindaci, ma pochi programmi, come ha sintetizzato il sindaco Beppe Sala parlando di "infiniti candidati e poche idee".

La confusione, però, non è forse la parola giusta per descrivere l’attuale momento politico, che assomiglia piuttosto a un surplace, come sulla pista del vecchio Vigorelli, dove tutti aspettano la mossa dell’altro.

La nota unitaria: "Fermi fino a settembre"

A dare un primo, seppur parziale, ordine al quadro è stata una nota congiunta diffusa ieri dalla coalizione di centrosinistra che oggi governa la città. Nel documento, che porta la firma congiunta di Pd, Avs, riformisti e civici, si legge che la priorità in questa fase non è la scelta del nome, ma il lavoro sui contenuti e sul radicamento sociale.

L'obiettivo dichiarato è duplice: tenere insieme l'attuale maggioranza e, allo stesso tempo, lavorare per allargare la coalizione a "nuove energie e sensibilità civiche e politiche" che condividano i valori comuni dello schieramento. Solo a settembre, una volta definito il perimetro politico e programmatico dell'alleanza, i partiti e i soggetti civici siederanno attorno a un tavolo per definire "insieme metodo e regole per il percorso comune".

In sostanza, una tregua fino all'autunno: basta fughe in avanti e (auto)candidature, che per ora vengono garbatamente ricondotte a una generica "vivacità" che non deve tradursi in iniziative individuali al di fuori del perimetro che verrà stabilito.

La corsa delle primarie: Majorino, Scavuzzo e Conte

La nota arriva in un momento in cui il cast dei possibili successori di Beppe Sala è già piuttosto affollato, con diversi profili che si muovono sul territorio con campagne d'ascolto e iniziative pubbliche. Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione e tra i più convinti sostenitori delle primarie, risulta al momento il nome con la maggiore strutturazione politica, forte della sua esperienza da assessore e della notorietà accumulata nella scorsa campagna per la presidenza della Lombardia.

Nell'area della continuità amministrativa si muovono invece la vicesindaca Anna Scavuzzo e l'assessore al Bilancio Emmanuel Conte, entrambi figure di spicco della giunta uscente che potrebbero raccogliere l'eredità del sindaco uscente. I loro profili, però, scontano il problema di proporsi in un momento in cui l'amministrazione Sala appare più divisiva che in passato, a causa delle inchieste sull'urbanistica e di una percezione di insicurezza diffusa.

La sinistra interna e il nodo del programma

A sinistra del Partito democratico, invece, si stagliano le candidature di Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1, e di Tommaso Goisis, esponente dell'attivismo civico, che spingono per una discontinuità netta rispetto al modello di sviluppo degli ultimi dieci anni, mettendo al centro i temi del costo della vita, del diritto alla casa e delle disuguaglianze.

Il loro ingresso in campo, insieme a quello di altri possibili aspiranti, rischia di trasformare le primarie, se si faranno, in una competizione molto affollata, dove il rischio è che il dibattito sui programmi venga oscurato dalla conta dei nomi e delle alleanze. Ed è proprio questo timore – che la proliferazione di candidature indebolisca la coalizione e offra l'immagine di una macchina politica più intenta a litigare che a governare – che la nota di ieri ha cercato di scongiurare.

La scelta di rinviare tutto a settembre, insomma, è anche un tentativo di ricondurre la discussione sul merito delle proposte, prima ancora che sulle ambizioni personali.

L'area riformista e le alleanze da costruire

Sullo sfondo, resta aperto il nodo più delicato per il centrosinistra: il rapporto con l'area riformista e moderata. Il nome di Mario Calabresi, ex direttore di importanti quotidiani, continua a essere evocato come possibile candidato unitario in grado di tenere insieme il Pd, il civismo e una parte del centro, ma il diretto interessato non ha mai formalizzato una propria disponibilità.

Forze come Azione e Italia Viva guardano con diffidenza a primarie che percepirebbero come una conta tra le correnti del Partito democratico, chiedendo invece garanzie sul profilo del candidato e su un programma moderato. Anche Beppe Sala, da parte sua, ha più volte ribadito la necessità di uno "spazio politico più moderato" all'interno della coalizione per poter vincere, dimostrando che la partita più complessa, forse, non è tanto quella dei nomi, ma quella del perimetro dell'alleanza.

La tregua imposta dalla nota serve quindi anche a guadagnare tempo per ricucire lo strappo con i centristi e costruire quel campo largo che, a Milano, ha dimostrato di funzionare in passato.

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