Sanremo 2027, tra i primi nomi per il cast spuntano Geolier e Tony Pitony e resta il sogno di un ritorno dei Måneskin
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il Festival di Sanremo 2027, che vedrà Stefano De Martino rivestire contemporaneamente i panni del conduttore e quelli del direttore artistico, comincia a prendere forma nei suoi ingranaggi più segreti, quelli che portano alla costruzione del cast. Sebbene la kermesse sia ancora lontana, l’ufficializzazione del passaggio di consegne avvenuta durante la finale della scorsa edizione ha dato il via a un lavorio sotterraneo fatto di contatti, sondaggi e prime indiscrezioni. La macchina organizzativa, infatti, è già in moto per definire la squadra di cantanti che salirà sul palco dell’Ariston, e nelle ultime ore iniziano a circolare i primi nomi, seppur con la cautela che impone la distanza dall’evento. Tra questi, due sembrano avere un credito particolare: si parla di Geolier e di Tony Pitony, due artisti che rappresentano, seppur con declinazioni diverse, la nuova scena musicale urban e alternativa.
La scelta di affidare la direzione artistica a De Martino, supportato da una figura di spessore come Fabrizio Ferraguzzo – manager dei Måneskin e produttore con un passato in Sony Music e una conoscenza profonda del mercato discografico internazionale – lascia intendere una precisa volontà di apertura verso sonorità contemporanee e linguaggi giovanili. Ferraguzzo, che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Achille Lauro e dei Pinguini Tattici Nucleari, è stato ufficialmente indicato dai vertici Rai come il perno attorno a cui ruoterà la consulenza musicale del festival, e la sua presenza potrebbe facilitare l’approdo all’Ariston di nomi altrimenti distanti dal tradizionale circuito sanremese. Il suo ruolo, del resto, è quello di traghettare De Martino nelle complesse dinamiche dell’industria musicale, permettendogli di dedicarsi con maggiore libertà alla cura dell’aspetto spettacolare e della comunicazione.
In questo quadro, la candidatura di Geolier appare quasi naturale, considerando il suo straordinario radicamento nel pubblico giovane e il suo recente passato festivaliero che lo ha visto protagonista assoluto, capace di polarizzare il voto e il dibattito pubblico. La sua eventuale presenza, sostenuta da un seguito massiccio e da una cifra stilistica che fonde il dialetto napoletano con le trame del rap e della trap, rappresenterebbe una scelta in continuità con l’idea di un festival che vuole parlare alle nuove generazioni senza snaturare la propria anima melodica. Più sorprendente, ma ugualmente significativa, è l’ipotesi che riguarda Tony Pitony, artista siracusano emerso prepotentemente all’ultimo Sanremo grazie a una vittoria nella serata delle cover in coppia con Ditonellapiaga e noto per la sua cifra ironica e dissacrante, nonché per l’uso della maschera che ne avvolge l’identità in un alone di mistero voluto e funzionale al suo messaggio artistico.
Parallelamente ai nomi certi e ai rumor che iniziano a delineare la rosa dei big in gara, aleggia sul futuro del festival un sogno ricorrente, quasi un’ossessione per gli appassionati e per gli stessi organizzatori: il ritorno dei Måneskin. La band romana, che ha conosciuto una popolarità planetaria dopo la vittoria del 2021, rappresenta un obiettivo prestigioso ma complesso da realizzare. La loro partecipazione, anche solo in veste di ospiti internazionali, sarebbe un colpo di scena non da poco, capace di attirare l’attenzione dei media di tutto il mondo. La presenza di Ferraguzzo, che li ha seguiti come manager per un lungo periodo, potrebbe in teoria facilitare un riavvicinamento, sebbene le agende fittissime del gruppo e la loro attuale proiezione internazionale rendano l’operazione tutt’altro che semplice. Quella che oggi è un’aspirazione potrebbe però trasformarsi in un concreto obiettivo di mercato, qualora le tempistiche e le volontà artistiche dovessero allinearsi.
La galassia di De Martino tra amici e volti noti della televisione
Oltre alla selezione dei cantanti in gara, un altro fronte caldo riguarda la scelta dei possibili co-conduttori e delle presenze fisse che affiancheranno De Martino nelle cinque serate. In tal senso, è naturale che lo sguardo del neo-direttore artistico cada sul suo entourage più fidato, quel gruppo di comici e artisti che lo hanno accompagnato in questi anni a Made in Sud, Stasera tutto è possibile e Affari tuoi. I nomi che ricorrono con maggiore insistenza sono quelli dei due volti simbolo della comicità napoletana, Biagio Izzo e Francesco Paolantoni, legati a De Martino da un rapporto di stima e amicizia che va oltre la semplice frequentazione professionale. I due attualmente sono impegnati come concorrenti a Pechino Express.
Gli stessi interessati, interpellati in merito a una loro possibile partecipazione sul palco dell’Ariston, hanno però smorzato gli entusiasmi, dichiarando di essere felici per l’amico e di volergli essere vicini, ma senza confermare alcun ruolo ufficiale. Hanno parlato di un supporto morale, più che di una presenza attiva nello show, lasciando intendere che, qualora ci fosse un invito formale, si dovrebbe comunque trovare un’idea che giustifichi la loro presenza, altrimenti resteranno semplicemente in platea a tifare per lui. Una posizione prudente che, tuttavia, non esclude nulla e che lascia aperta la porta a future evoluzioni, magari legate a specifici momenti comici all’interno della kermesse.
Un anno di lavoro per costruire il Festival
Con un orizzonte temporale così ampio davanti, Stefano De Martino ha dichiarato di essersi già messo al lavoro, consapevole della mole di impegni che lo attendono. La sua filosofia, riassunta nel motto “Testa bassa e pedalare”, lascia intendere un approccio metodico e privo di trionfalismi, concentrato sulla costruzione passo dopo passo di un’edizione che dovrà portare la sua firma. Del resto, la sua recente esperienza alla guida di Affari tuoi lo ha consacrato come uno dei volti più amati e seguiti della televisione italiana, e la fiducia riposta in lui dall’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi e dal direttore dell’intrattenimento Williams Di Liberatore è totale. Resta ora da vedere come si tradurrà questo lungo rodaggio in scelte concrete, in un equilibrio tra la necessità di garantire ascolti e quella di innovare un format che, anno dopo anno, continua a essere l’evento centrale della musica leggera italiana. I nomi che circolano, da Geolier a Tony Pitony, fino al sogno Måneskin, disegnano una traiettoria chiara: quella di un festival che prova a guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.




