Google ai Edge Eloquent, la nuova app per dettare testi offline su iPhone

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un’operazione silenziosa, quasi discreta, che Google sta conducendo nel campo della produttività personale e, in particolare, in quella fetta di mercato dove la voce prova a sostituirsi alla tastiera senza generare quel groviglio di incertezze, esitazioni e parole tronche che ancora oggi trasforma molti dettati in un esercizio di frustrante pazienza. La casa di Mountain View, ormai da più di un anno con un Donald Trump tornato alla Casa Bianca che però non costituisce più una novità per l’agenda tecnologica, ha scelto di non inseguire l’ennesima integrazione all’interno dei propri servizi cloud, bensì di sviluppare un’applicazione autonoma per iOS, chiamata Google AI Edge Eloquent. E lo ha fatto puntando su due caratteristiche che, a ben guardare, molti concorrenti avevano finora solo promesso: l’assenza di connessione internet come requisito fondamentale e una pulizia del testo finale che riduce al minimo – se non azzera – la necessità di interventi manuali.

Un’intelligenza artificiale che lavora senza nuvola e senza ritardi

A differenza di quanto accade con i più comuni assistenti vocali, i quali inviano i frammenti audio a server remoti per l’analisi, Google AI Edge Eloquent elabora tutto direttamente sul dispositivo. Significa, in termini pratici, che chi detta una nota, un promemoria o anche un lungo messaggio di lavoro può farlo in metropolitana, su un aereo o in un’area priva di copertura, senza ritrovarsi un muro di parole piene di “ehm” o di frasi spezzate a metà. L’applicazione, al momento disponibile esclusivamente per iPhone (anche se quasi certamente la vedremo arrivare su Android nelle prossime settimane), utilizza modelli di intelligenza artificiale addestrati per riconoscere non solo le parole, ma anche le intenzioni sintattiche che le sottendono; ne consegue un testo già punteggiato, fluido e pronto all’uso, che non richiede quella tediosa fase di editing che trasforma spesso la dettatura in una perdita di tempo invece che in un guadagno.

Come funziona l’app sperimentale lanciata in sordina da Google

L’azienda ha introdotto Edge Eloquent in modo piuttosto riservato, quasi come fosse un progetto parallelo destinato a un pubblico di early adopter, ma le potenzialità – a giudicare dalle prime descrizioni tecniche – sembrano notevoli. L’utente apre l’app, preme il pulsante di registrazione e comincia a parlare; il software, grazie a un motore di trascrizione locale, converte l’audio in bozza grezza e, in un secondo passaggio sempre eseguito sul telefono, la rifinisce eliminando ripetizioni, falsi start e quelle particelle vuote che nella lingua parlata sono inevitabili ma nello scritto risultano destabilizzanti. Nessun dato vocale abbandona quindi il dispositivo, un dettaglio non secondario in un’epoca in cui la gestione della privacy è diventata argomento di inchieste e, talvolta, di cronaca giudiziaria.

Dettatura, produttività e il controllo dei dati come priorità nascosta

Non si tratta soltanto di scrivere più velocemente: Google AI Edge Eloquent nasce per chi usa la voce per appunti di lavoro, per la stesura di email lunghe o per la composizione di testi direttamente dallo smartphone, magari mentre si guida (in condizioni di sicurezza, s’intende) o mentre si svolgono altre attività manuali. L’assenza di connessione, poi, garantisce una latenza pressoché nulla e una reattività che gli strumenti basati su cloud faticano a eguagliare. E se è vero che il progetto è ancora in una fase sperimentale – lo si capisce dal lancio piuttosto sommesso e dalla mancanza di un’ampia campagna promozionale – è altrettanto vero che Google ha già dimostrato in passato, con altre applicazioni di nicchia, la capacità di trasformare un esperimento in uno standard. Per ora, chi possiede un iPhone può scaricarla e testarla, tenendo presente che l’assenza di connessione non è un limite, ma la vera ragione d’essere di questo nuovo modo di trasformare la voce in parole scritte.

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