Torino, quindicenne sequestrato e torturato da coetanei nella notte di Halloween
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La notte di Halloween, che per molti dovrebbe essere un momento di svago, si è trasformata in un incubo per un ragazzino di quindici anni, la cui identità viene protetta in quanto minorenne. La dinamica, ricostruita dalla denuncia presentata dalla madre ai carabinieri, parla di un'aggressione premeditata, iniziata in un comune della cintura torinese e consumata all'interno di un'abitazione di Torino, dove, fatto non secondario, erano assenti figure adulte. I tre presunti aggressori, due ragazzi e una ragazza di età compresa tra i tredici e i quattordici anni, sono descritti come membri di un gruppo già noto alle forze dell'ordine nonostante la giovanissima età; uno di loro, compagno di scuola della vittima, avrebbe svolto un ruolo determinante nell'adescarla, sfruttando la familiarità e, come ha sottolineato con amarezza la madre, "approfittando della sua fragilità", alludendo a una condizione di invalidità del figlio.
Le violenze e le umiliazioni subite
Una volta condotto nell'appartamento, al quindicenne è stato immediatamente sottratto il telefono cellulare, isolandolo completamente dal mondo esterno. Le sevizie, che si sono protratte per diverse ore, hanno incluso percosse, insulti e umiliazioni di varia natura, fra le quali il taglio di capelli e sopracciglia. Agli atti, secondo quanto denunciato, ci sarebbe anche l'uso di un cacciavite come strumento di minaccia e il terribile gesto di spegnergli sigarette addosso, un particolare che evidenzia la crudeltà dell'accaduto. La sequenza delle violenze, stando a quanto trapelato, non si è limitata all'ambiente domestico ma ha avuto un'ulteriore, drammatica escalation con il trasferimento forzato della vittima verso il fiume Po.
L'ipotesi di violenza sessuale e la circolazione di video
Gli inquirenti, mentre procedono con le indagini per ricostruire l'esatta successione dei fatti, stanno valutando l'ipotesi più grave, quella di una violenza sessuale di gruppo ai danni del minore. A questa si accompagna l'angoscia, espressa dalla famiglia, per la possibile esistenza di filmati che avrebbero immortalato parte delle sevizie. Si teme, infatti, che tali video, realizzati forse per amplificare la sofferenza della vittima e il senso di potere degli aguzzini, stiano già circolando su internet, aggiungendo un ulteriore, profondo strato di trauma al già pesante bilancio psicologico e fisico.
Il ritrovamento e le indagini in corso
L'epilogo dell'orrore si è consumato nelle prime ore del mattino seguente, quando il ragazzo, malconcio e bagnato fradicio, è stato lasciato in libertà davanti alla stazione di Porta Nuova, a Torino. È stato a quel punto che, rientrato a casa, ha potuto raccontare alla madre l'intera, terribile esperienza. La donna, oltre a prestargli le cure immediate, ha scelto di rendere pubblico l'accaduto attraverso un post su un gruppo sociale cittadino, un gesto dettato dalla disperazione e dalla ricerca di giustizia, prima ancora di formalizzare la denuncia. I carabinieri, ora, sono al lavoro per confermare ogni dettaglio e assicurare alla giustizia i tre giovanissimi indagati, sui quali pesano accuse estremamente gravi.




