Fiandre, la sfida dei titani: dieci uomini per la gloria sul pavé

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Domenica 5 aprile, quando il sole primaverile accarezzerà ancora le vetrine di Anversa prima di tuffarsi tra i campi di luppolo e le strade strette delle Fiandre, il Giro delle Fiandre 2026 scatterà con il suo carico di tensione silenziosa e muscoli pronti a esplodere. L’appuntamento, uno dei pochi capaci di fermare un intero paese come il Belgio, si preannuncia feroce: 278,2 chilometri di gara, sedici muri e sei tratti in pavé che spezzeranno le gambe e i sogni di molti. A guidare una startlist stellare, come ormai accade da qualche stagione, saranno due titani dal peso specifico opposto ma complementare: Tadej Pogacar, lo sloveno che sembra giocare con la fisica del ciclismo, e Mathieu van der Poel, l’olandese che ha fatto della potenza sul pietrisco una firma indelebile. Alle loro spalle, però, si muove un gruppo di otto contendenti pronti a ribaltare qualsiasi pronostico, sfruttando l’eventuale timore reverenziale o una giornata storta dei due favoriti.

L’assenza della Rai e il business che avvolge la Ronde

Curiosamente, e per molti versi inspiegabilmente dato che il ciclismo su Raidue ha storicamente raccolto ascolti considerevoli, la tv di Stato non ha acquisito i diritti di questa edizione pasquale. Nessun segnale pubblico, quindi, per gli appassionati italiani che dovranno ricorrere – se abbonati – ai canali del gruppo Warner Bros. Discovery: Eurosport 1, HBO Max e discovery+ trasmetteranno in diretta integrale dalla partenza fissata alle 9 e 45 sino all’arrivo sul rettilineo di Minderbroedersstraat a Oudenaarde. Una scelta, quella della Rai, che ha lasciato perplessi molti addetti ai lavori, i quali ricordano come il pavé fiammingo abbia sempre regalato ascolti caldi persino nelle edizioni meno competitive. Intanto, l’organizzazione ha proseguito per la propria strada trasformando la corsa in un evento business sempre più lucido: non più solo sofferenza e gloria, ma champagne, asparagi di stagione, pacchetti hospitality da 465 euro e tre giri di corsa riservati agli sponsor prima del via ufficiale.

Pogacar, van der Poel e il fantasma di Evenepoel

Tadej Pogacar si presenta al via con un obiettivo chiaro: entrare nella storia della Ronde con una seconda affermazione che lo accosterebbe ai grandi del passato, magari imitando l’impresa di chi è riuscito a dominare sulle pietre dopo aver già vinto il Giro e il Tour. Lo sloveno ha dalla sua una leggerezza apparente in salita che gli consente di attaccare sui muri dove altri affogano nel fango, ma deve fare i conti con la concretezza brutale di van der Poel. L’olandese, al contrario, non cerca la grazia: cerca lo scontro diretto sui tratti pianeggianti del pavé, dove la sua potenza diventa un’arma di distruzione di massa. Occhio però a Remco Evenepoel, il campione di casa che corre sulle sue strade, spinto da un pubblico che non gli perdona distrazioni. Il giovane belga ha spesso pagato pegno nelle volate ristrette o nelle scelte tattiche avventate, ma la sua capacità di leggere la gara lo rende il terzo uomo più pericoloso del lotto. Dietro di loro, una pattuglia di outsider comprende vecchi leoni come Wout van Aert, reduce da un avvio di stagione interlocutorio, e Mads Pedersen, il danese che sul pavé sa essere un martello pneumatico.

Fiorenzo Magni, il carbone e il riscatto di una nazione a pedali

Quando Fiorenzo Magni prendeva il treno per raggiungere le Fiandre, in quegli anni il Belgio voleva dire soprattutto sofferenza per gli italiani. Dolore fisico nelle miniere di carbone, dove migliaia di nostri connazionali si sacrificarono – e morirono, come nella tragedia di Marcinelle nel 1956 – per dare un presente dignitoso alle loro famiglie. Il futuro veniva dopo, se mai sarebbe arrivato. Gli italiani erano ai margini del mondo, visti come manodopera a buon mercato destinata a consumarsi nelle viscere della terra. Fiorenzo lo sapeva benissimo, e sulla sua bicicletta portò il riscatto di una nazione che invece, proprio a pedali, negli anni di Fausto Coppi e Gino Bartali, dava lezioni al mondo intero. Oggi il Giro delle Fiandre è cambiato: non ci sono più minatori italiani lungo le strade, ma il cuore della corsa batte ancora su quelle stesse pietre usurate dal tempo e dal sudore. Il pavé non dimentica, e neppure gli uomini che lo hanno reso leggenda.

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