Nadia Battocletti, oro europeo nei 10.000 metri: la Val di Non esplode per la sua campionessa
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Redazione Sport
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A Cavareno, piccolo centro della Val di Non, si è consumato un rito collettivo che ha trasformato una piazza di paese nel tempio laico dell'atletica leggera. Tutti con lo sguardo incollato allo schermo, un'ora prima del via, per non perdersi un solo passo di Nadia Battocletti, la figlia della valle che a Birmingham ha messo le mani sull'oro continentale dei 10.000 metri.
Al momento del traguardo, con la campionessa che tagliava il nastro immaginario della supremazia europea, la festa è esplosa tra cori e bandiere, mentre la sirena dei vigili del fuoco urlava la gioia di una comunità intera, quasi a voler ricucire la distanza geografica tra lo stadio inglese e le piazze trentine.
L'oro che vale più di un record: la lezione del padre
Nadia Battocletti, al termine di una prova di forza e pazienza che l'ha vista dominare la scena, ha affidato a una frase il senso profondo della sua impresa: «Mio papà mi ha insegnato che i record cadono, le medaglie invece restano». Una massima che racchiude la filosofia di una carriera costruita su fondamenta solide, lontane dalla ricerca dell'assoluto fine a sé stesso.
Perché la vittoria, come ama ripetere la mezzofondista trentina, non è mai un concetto astratto, ma si cuce addosso alle gambe e al fiato di quel momento specifico, alla capacità di interpretare la gara qui e ora, senza lasciarsi ingannare dal cronometro. E ieri sera, sulla pista di Birmingham, quella lezione è stata applicata alla perfezione, regalando all'Italia un'altra pagina di storia dell'atletica leggera.
La tattica della corsa: pazienza e attesa nel momento decisivo
La gara dei 10.000 metri, in apparenza un monologo della portacolori azzurra, ha invece richiesto una gestione meticolosa delle energie e delle emozioni. Intervistata a caldo, la Battocletti ha raccontato di essersi divertita nonostante il recupero fisiologico dai 5000 metri non fosse dei migliori, segno che la fatica accumulata faceva parte del percorso. «Rispetto ai 5000 metri le altre hanno provato a fare qualcosa e questo mi ha esaltato ancor di più», ha spiegato, sottolineando come la reazione delle avversarie abbia acceso in lei una scintilla agonistica ulteriore.
La tattica, però, è stata dettata anche dagli eventi: pronta a scattare con un paio di azioni prima del rush finale, la mezzofondista ha dovuto attendere perché la belga Van Lent e l'olandese Keith l'hanno anticipata, costringendola a un'attesa che si è rivelata un'arma in più. Un cambiamento di passo che è tutto meno che un caso, perché la vita, come la corsa, è una questione di saper dosare il momento giusto per allungare.
Una categoria superiore: il dominio europeo della mezzofondista trentina
La prova di Birmingham non fa che confermare il divario tecnico e atletico che separa Nadia Battocletti dalle sue dirette concorrenti continentali. In Europa, ormai, non esiste avversaria all'altezza, perché la trentina possiede due marce in più, un cambio di passo unico e una falcata di livello superiore, elementi che la pongono in una dimensione quasi irraggiungibile.
Con questo oro, il secondo della rassegna continentale dopo quello dei 5000 metri, la Battocletti si conferma campionessa europea sulle due distanze per due edizioni consecutive, un ruolino di marcia che le vale quattro medaglie d'oro continentali all'aperto, un traguardo che nella storia tricolore era stato raggiunto solo da Gianmarco Tamberi.
La sfida, ora, è proiettata verso la dimensione africana, con Chebet e le altre stelle del mezzofondo a rappresentare il prossimo banco di prova per un'atleta che ha dimostrato di avere grinta e consapevolezza, abbandonando quell'eccesso di umiltà che spesso l'ha contraddistinta per abbracciare la piena coscienza del proprio valore.
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