Radoslaw Sikorski: «Putin non vincerà, in Ucraina sarà sconfitto. Ma non abbassiamo la guardia»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Putin non vincerà. Ma più che essere ottimista, direi che sono ottimisticamente rassegnato». La battuta, che porta la firma inconfondibile di Radosław Sikorski, ministro degli Esteri polacco e vicepremier del governo di Donald Tusk, racchiude in poche parole la complessità del momento storico che l'Europa sta vivendo.

L'uomo che è stato reporter di guerra – vincendo nel 1988 il World Press Photo of the Year per uno scatto dall'Afghanistan durante l'intervento sovietico – conosce bene il valore della deterrenza e il peso delle parole, eppure sceglie l'ironia per parlare di cose serissime, con l'intelligenza di chi ha vissuto la storia e frequenta i palazzi del potere da decenni.

Quella di Sikorski è una voce che in Europa pesa come poche. La Polonia, lo scudo orientale dell'Alleanza Atlantica, si trova sulla linea del fronte invisibile che separa la Russia di Vladimir Putin dal resto del continente.

Il monito lanciato nei giorni scorsi dal Cremlino – che invitava Varsavia a «pensare alla propria sicurezza» per il sostegno fornito a Kiev – è stato recepito con la consueta fermezza: «Noi pensiamo alla nostra sicurezza nei confronti della Russia da circa cinquecento anni, e non smetteremo» ha ribattuto il ministro in un'intervista, ricordando le innumerevoli invasioni subite nel corso dei secoli. E la preoccupazione per le intenzioni di Mosca c'è, eccome, sebbene le capacità militari russe siano oggi ben lontane da quelle che si paventavano all'inizio del conflitto.

La storia infinita di un allargamento conteso

Per comprendere la postura di Varsavia è necessario fare un passo indietro, fino a quel 12 marzo 1999 quando Polonia, Repubblica Ceca e Ungeria vennero ufficialmente accolte nel patto atlantico. Fu la prima ondata dell'allargamento a est della Nato dopo la fine della Guerra Fredda, una trasformazione geopolitica che Mosca non digerì mai.

Le proteste russe furono immediate e durissime: il Cremlino parlò di «passo nella direzione sbagliata» e di un equilibrio delle forze in Europa irrimediabilmente alterato, con il timore che «esplodano i conflitti» ogni qualvolta tale equilibrio viene meno. Per la Polonia, invece, quell'ingresso rappresentava il coronamento di un sogno lungamente inseguito e la fine di una zona grigia di insicurezza che aveva caratterizzato i decenni precedenti.

La guerra, il riarmo e il monito alla Russia

Oggi, a oltre quattro anni dall'invasione su larga scala dell'Ucraina, Sikorski si dice convinto che Putin abbia già perso la scommessa militare: l'esercito russo, che all'inizio sembrava il secondo del mondo, oggi è «il secondo esercito... in Ucraina», una battuta che nasconde una verità amara ma oggettiva. L'Ucraina ha resistito molto meglio del previsto, l'Europa ha retto l'urto con ventuno pacchetti di sanzioni e centinaia di miliardi di aiuti, e ora il processo di riarmo, per quanto tardivo, è finalmente partito.

Lo strumento europeo "Safe" è considerato una benedizione per rilanciare l'industria della difesa e la spesa militare è in aumento, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti entro il 2030. Ma il punto dolente resta la minaccia di una provocazione russa ai danni della stessa Polonia, un'ipotesi che i servizi segreti americani avrebbero già messo in conto per i prossimi mesi.

Sikorski non ha confermato né smentito le fughe di notizie su un possibile attacco limitato per testare la determinazione della Nato, ma ha scelto la strada della trasparenza: «La notizia viene da un giornale autorevole, quindi probabilmente è vera. È proprio per questo che stiamo inviando un messaggio ai russi: sappiamo che stanno preparando qualcosa». La strategia di Varsavia è chiara: denunciare in anticipo le intenzioni aggressive del Cremlino per dissuaderlo dal compiere il passo fatale. «Putin non può vincere contro l'Ucraina. e noi gli faremmo sanguinare il naso ancora di più, anche se dovessimo combattere da soli. Ma non siamo soli. Abbiamo alleati potenti, Italia compresa». La posizione della Polonia, in vista del prossimo vertice Nato di Ankara, è quella di mostrare un'unità ferrea e di mandare a Mosca il segnale più chiaro possibile: qualsiasi tentativo di mettere alla prova l'alleanza sarebbe una «pazzia».

Ottimismo e realismo di un ministro di ferro

La rassegnazione ottimistica di cui parla Sikorski non è quindi un cedimento al fatalismo, ma la presa d'atto di una realtà in cui la vittoria ucraina è possibile e la sconfitta russa è già in atto, almeno sul piano strategico. L'uomo che ha attraversato i conflitti più oscuri del Novecento con la macchina fotografica in mano sa che la pace è un bene fragile e che la deterrenza funziona solo se è credibile.

Per questo, mentre l'Europa si riarma e cerca una sua autonomia strategica, la Polonia continua a fare la sua parte da scudo avanzato, ricordando a tutti, amici e nemici, che la libertà va difesa giorno per giorno, con gli occhi aperti e la mano ferma. La storia, quella vera, si scrive anche così: con la consapevolezza che il nemico non va mai sottovalutato, ma che non va nemmeno temuto oltre misura.

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