Tumbler Ridge, la mattina dopo la strage: l’identità e il profilo della killer, Jesse Van Rootselaar
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Redazione Esteri
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La piccola comunità di Tumbler Ridge, ai piedi delle Montagne Rocciose canadesi, si è risvegliata ieri in un silenzio irreale, un silenzio rotto solo dal crepitio delle fiamme delle candele deposte per le vittime e dal rumore sordo del dolore che fatica a trovare parole. La polizia a cavallo, la Royal Canadian Mounted Police, ha fornito nelle ore successive al massacro un quadro più chiaro, se possibile ancora più agghiacciante, di quanto accaduto martedì pomeriggio alla Tumbler Ridge Secondary School, l’istituto che conta poco più di un centinaio di studenti e che ora è luogo di un indicibile lutto collettivo. L’autrice della strage, la diciassettenne — sebbene i primi rapporti parlassero di una diciottenne, l’età precisa è stata oggetto di verifiche — Jesse Van Rootselaar, non ha agito solo all’interno dell’edificio scolastico. Prima di recarsi in quel luogo che aveva abbandonato quattro anni fa, quando aveva lasciato gli studi, la ragazza avrebbe fatto irruzione in una residenza privata nelle vicinanze, dove hanno perso la vita la madre e il fratellastro di soli undici anni, due vittime che aggiungono una dimensione ancora più intima e incomprensibile a questa tragedia, portando a nove il numero totale dei deceduti, inclusa la stessa killer, trovata senza vita per una ferita d’arma da fuoco autoinflitta -5-9.
Un percorso personale complesso e i segnali ignorati
La figura di Jesse Van Rootselaar, sulla quale gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi, tumultuosi anni di vita, emerge dai rapporti ufficiali con contorni precisi e, al contempo, pieni di zone d’ombra. Secondo quanto confermato dal vicecommissario della RCMP, Dwayne McDonald, la giovane era stata assegnata maschio alla nascita ma da circa sei anni si identificava pubblicamente e socialmente come donna, un percorso identitario che aveva intrapreso in giovane età e che l’aveva portata a iniziare le terapie ormonali -1-5. Un aspetto, questo, che la polizia ha tenuto a precisare per dare un quadro completo della sua identità, sottolineando al contempo come le indagini si concentrino sui suoi atti e non sulla sua persona al di là di questi. Le forze dell’ordine avevano avuto modo di incrociare il suo cammino in passato: la famiglia, e in particolare la residenza dove viveva con la madre e il fratellastro, era nota agli agenti per diverse chiamate legate a problemi di salute mentale della ragazza. In più di un'occasione, negli ultimi anni, Jesse era stata presa in carico per essere sottoposta a valutazioni psichiatriche, e in una di queste circostanze, circa due anni fa, le armi presenti in casa erano state sequestrate dagli agenti per poi essere successivamente restituite, pare a seguito di una richiesta avanzata da un componente del nucleo familiare -5-9.
La dinamica e il bilancio di una strage che ha paralizzato le Montagne Rocciose
La dinamica degli eventi, ricostruita minuziosamente dalla RCMP, dipinge l’immagine di un attacco rapido e spietato. Poco dopo l’una del pomeriggio di martedì, le chiamate ai servizi di emergenza si sono moltiplicate: prima per segnalare spari in una casa, poi per l’inferno che si stava scatenando tra i corridoi della scuola secondaria. Gli agenti, giunti sul posto in pochi minuti, si sono trovati di fronte a una scena di panico indescrivibile, con studenti che fuggivano e altri barricati nelle aule. All’interno dell’istituto, gli agenti hanno fatto la scoperta più terribile: sei corpi senza vita, tra cui quello di un’educatrice di 39 anni e di cinque studenti di 12 e 13 anni, ai quali si è aggiunto un’altra giovane vittima, deceduta durante il trasporto in ospedale, portando a sette il numero dei caduti tra le mura scolastiche, senza contare il senza vita della presunta attentatrice -2-3. A questi si sommano i due corpi ritrovati nella residenza di Fellers Avenue, la madre, Jennifer Jacobs di 39 anni, e il figlio di lei, Emmett Jacobs di 11 anni, che era anche il fratellastro della killer -2. Oltre ai nove morti, il bilancio provvisorio parla di 27 feriti, due dei quali sono stati elitrasportati in ospedale in condizioni critiche ma ora sarebbero stabili, mentre gli altri sono stati medicati per ferite meno gravi o per shock al centro medico locale, trasformato in un posto di triage avanzato -3-8.
Un’arma e un contesto che interrogano il “modello Canada”
Sul luogo della tragedia, gli investigatori hanno recuperato due armi: un fucile a canna lunga e una pistola modificata, strumenti di morte che riaprono il dibattito, in un paese dalle leggi rigorose come il Canada, sulla facilità con cui un’adolescente con un chiaro disagio possa esserne entrata in possesso. La licenza di Jesse Van Rootselaar per il porto d’armi era scaduta nel 2024, e nessuna delle armi utilizzate era registrata a suo nome, un dettaglio che porta gli inquirenti a concentrarsi sulla provenienza di quelle armi e su come siano finite nelle sue mani -5-10. La comunità, nel frattempo, si stringe attorno alle famiglie delle vittime: una veglia funebre è stata organizzata nella piazza principale, un mare di fiori, peluche e lacrime in una cittadina di soli 2.500 abitanti dove tutti, come ha dichiarato il sindaco Darryl Krakowka ai cronisti, conoscevano qualcuno di quei ragazzi o quell’insegnante, e dove l’eco degli spari continuerà a risuonare per generazioni, mentre la Procura della Corona si prepara ad analizzare ogni minimo dettaglio di un’inchiesta che si preannuncia lunghissima e dolorosissima -3-8.




