Il mercato degli smartphone ridefinito dalla longevità: un quarto dei dispositivi attivi è un iPhone

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’analisi del mercato degli smartphone, se si sposta il focus dai tradizionali dati sulle spedizioni annuali a quelli che misurano la base installata attiva, restituisce una fotografia piuttosto chiara degli equilibri di potere nel settore. Secondo l’ultimo rapporto di Counterpoint Research, nel 2025 il numero complessivo di smartphone in funzione nel mondo è cresciuto soltanto del 2%, un incremento minimo che certifica la piena maturità del settore e la tendenza degli utenti a trattenere i propri dispositivi per cicli sempre più lunghi, i quali arrivano ormai a sfiorare i quattro anni -2-6. In questo contesto di crescita rallentata, ciò che conta non è più soltanto la capacità di immettere nuovi prodotti sul mercato, bensì quella di mantenere gli utenti agganciati al proprio ecosistema, facendo sì che i dispositivi rimangano accesi e operativi nel tempo.

Ed è qui che emergono i dati destinati a ridisegnare la gerarchia tra i produttori. A fine 2025, otto marchi diversi sono riusciti a superare la soglia dei duecento milioni di dispositivi attivamente in uso, andando a coprire insieme oltre l’80% del totale globale -2. Tuttavia, il vero salto di qualità, o meglio, la conferma di un predominio che sembra inattaccabile, arriva dalle due sole aziende che hanno valicato il muro del miliardo di smartphone in funzione: Apple e Samsung. Insieme, le due compagnie controllano il 44% della base installata mondiale, un’egemonia che rende l’idea di quanto sia complesso per i competitor insidiare le posizioni di vertice -6.

Il primato incontrastato della Mela e la tattica dei competitor

Analizzando i numeri nel dettaglio, la posizione di Apple appare di eccezionale privilegio. Quasi uno smartphone attivo su quattro nel mondo, per la precisione circa il 25% del totale, è un iPhone -9. Un dato che assume contorni ancora più netti se si considera che, sempre secondo gli analisti di Counterpoint, nel corso del 2025 Apple ha aggiunto alla propria base utenti attiva un numero di nuovi dispositivi superiore a quello dei successivi sette produttori messi insieme -3-9. Ciò significa che la capacità di attrarre nuovi utenti e, soprattutto, di fidelizzare quelli esistenti, è per Cupertino un’arma estremamente efficace. Samsung segue a ruota con circa un quinto del mercato in uso, forte di una gamma che spazia dall’entry-level al premium e di una presenza capillare in ogni area geografica -6.

Alle spalle di questo duo, si delineano strategie differenziate. Xiaomi, OPPO (incluso OnePlus) e vivo compongono un drappello di inseguitrici che hanno costruito la loro fortuna soprattutto sulle fasce media e medio-alta del mercato, riuscendo a superare ciascuna i duecento milioni di dispositivi attivi -3. Una menzione a parte merita Transsion, il colosso cinese proprietario dei marchi Tecno, itel e Infinix, che ha visto crescere la propria base installata in modo significativo grazie a una penetrazione profonda nei mercati sensibili al prezzo dell’Africa, del Medio Oriente e del Sud-est asiatico -3. Honor, dal canto suo, è l’ultimo nome in ordine di tempo a essere entrato nel club dei duecento milioni, mentre Motorola e realme ci stanno rapidamente arrivando -3-9.

Oltre l’hardware: il nuovo campo di battaglia è l’ecosistema

Il successo nel mantenere una base installata così vasta non è però solo una questione di numeri, ma anche di come quei numeri vengono trasformati in valore. Con l’allungarsi dei cicli di sostituzione, la competizione si è spostata dal mero confronto sulle specifiche tecniche a una battaglia che si gioca sul terreno del software e dei servizi. L’intelligenza artificiale integrata nel dispositivo, le funzionalità legate alla produttività e la capacità di offrire un’esperienza fluida e interconnessa tra diversi device stanno diventando i fattori chiave per trattenere l’utenza -2-6.

In questo scenario, Apple si trova in una posizione di vantaggio quasi strutturale. La sua capacità di generare ricavi consistenti e ricorrenti dal comparto servizi, che continua a crescere a tassi a doppia cifra, è la diretta conseguenza di una base installata vasta, fedele e disposta a pagare per un ecosistema integrato -2. Per gli altri produttori, il percorso è in salita: il segmento premium, con prezzi all’ingrosso superiori ai seicento dollari, rimane un fortino difficilmente espugnabile, dove i sei maggiori brand al di fuori di Apple e Samsung detengono quote di mercato a una cifra -2. La strada maestra, per loro, sembra essere quella di puntare su software e servizi per aumentare il valore generato da ogni singolo utente nel corso dell’intera vita del dispositivo, un approccio che però richiede tempo e investimenti per costruire quella fedeltà che la Mela ha già saldamente in pugno.

L’impatto della fotografia e il cambio di paradigma nell’uso quotidiano

Parte di questa fedeltà e di questo utilizzo prolungato degli smartphone è legata a doppio filo al ruolo che questi device hanno assunto nella vita quotidiana, specialmente in ambito fotografico. Quello che un tempo era un accessorio guardato con sufficienza dagli appassionati di fotografia, è oggi lo strumento principe per la registrazione di immagini e momenti. Gli smartphone non sono soltanto delle comode fotocamere sempre a portata di mano, ma hanno di fatto ridefinito il concetto stesso di scatto fotografico, che sempre più spesso assolve a funzioni pratiche e comunicative immediate: sostituiscono un appunto, fissano la posizione dell’auto parcheggiata o, più banalmente, raccontano in tempo reale ai nostri contatti cosa stiamo facendo, mangiando o guardando in televisione.

Questa pervasività ha spinto l’industria a concentrare gli sforzi non più solo sulla potenza bruta dell’hardware, ma su un’esperienza utente che sia fluida, immediata e capace di produrre risultati soddisfacenti in ogni condizione. Il 2025 ha segnato il superamento dell’ansia da parametri tecnici, con i produttori che hanno iniziato a privilegiare la resa cromatica, l’affidabilità dello scatto e l’integrazione con l’intelligenza artificiale per la post-produzione, piuttosto che la semplice corsa ai megapixel o alle dimensioni del sensore -4. Questa evoluzione, se da un lato risponde alle esigenze di un utente medio che desidera soprattutto scattare e condividere senza pensieri, dall’altro rafforza ulteriormente il legame tra l’utente e il proprio dispositivo, rendendo la sostituzione un passaggio sempre meno frequente e sempre più ponderato, a vantaggio di chi, come Apple, ha costruito la propria forza sulla longevità e sull’esperienza d’uso complessiva.

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