Meloni a Fenix annuncia il tetto agli studenti stranieri in classe e il divieto di burqa e hijab a scuola

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni ha chiuso la quinta edizione di Fenix, la festa di Gioventù nazionale in corso al Laghetto dell'Eur a Roma, con un intervento denso di annunci destinati a far discutere. La presidente del Consiglio, accolta da un coro di «Giorgia, Giorgia», ha esordito con una battuta sul clima della kermesse: «So che ieri avete fatto tardi, e magari quando stamattina è suonata la sveglia avrete visto l'intervento della Meloni un po' come l'interrogazione di matematica. Se può consolarvi, io ieri notte stavo lavorando per essere all'altezza del compito, quindi vi beccate la Meloni».

Il cuore politico del discorso è stato dedicato al mondo dell'istruzione. Meloni ha annunciato che «sta per arrivare in Cdm un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, e introduce l'obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l'italiano, e introduce il divieto di burqa e hijab a scuola».

La premier ha motivato la stretta con la necessità di evitare che «in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza», aggiungendo che «chiamare tutto questo integrazione è un'altra menzogna». Sul divieto dei veli integrali, ha rivendicato il principio per cui «a scuola si va a viso aperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile. Non lo è nelle nostre strade, non lo è nelle nostre scuole».

Nel suo intervento, Meloni ha risposto alle accuse della segretaria del Pd Elly Schlein, che aveva contestato i tagli all'università. La premier ha replicato citando i dati sul Fondo di finanziamento ordinario: «Oggi il fondo è a 9,4 miliardi di euro, che è il 25% in più rispetto al 2019». Poi, rivolgendosi direttamente alla leader democratica, ha ironizzato: «Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestare? Uno vero, ti prego. Te li do io, te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma ti prego una volta vera dilla.

Una ti prego! Te le passo io sottobanco».

Un altro fronte caldo è stato quello dell'abolizione del bollo auto, misura che le opposizioni hanno bollato come elettoralistica. Meloni ha respinto l'accusa e, anzi, ha rincarato la dose: «Non si può fare opposizione così su tutto. È un dato statistico che su 5.000 cose una buona la dobbiamo aver fatta». Poi ha annunciato con ironia: «Loro lo vogliono pagare il bollo, loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato per i nostalgici del bollo auto, così lo possono pagare».

Il riferimento è andato anche al Superbonus, definito «lo schifo del Superbonus», con l'accusa al precedente governo di aver accumulato «200 miliardi di debiti» che sarebbero stati scaricati sulle generazioni future. «La campagna elettorale dei Cinque stelle è costata a ciascun italiano 3.500 euro, anche a chi una cosa non ce l'aveva, chi era appena nato», ha aggiunto.

Rivolgendosi ai militanti di Gioventù nazionale, Azione universitaria e Azione studentesca, Meloni ha messo in guardia dai rischi legati agli strumenti digitali in vista delle prossime elezioni politiche. «Gli algoritmi possono calunniarti ma non possono sovrascriverti», ha detto, invitando i giovani a «non dare automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi, e particolarmente nulla di quello che vedrete negli ultimi giorni prima del voto». Sul merito e sulla fatica, ha poi aggiunto: «Siete bombardati da un modello di successo che semplicemente non esiste.

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