Inflazione, Istat vede un rialzo al 2,9% nel 2026: pesano energia e tensioni internazionali
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Redazione Economia
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L’inflazione torna al centro delle prospettive economiche italiane con una stima dell’Istat che indica un’accelerazione fino al 2,9% nel 2026. Secondo la nota sull’andamento e le prospettive dell’economia italiana per il biennio 2026-2027, l’aumento dei prezzi delle materie prime sarebbe destinato a trasferirsi progressivamente sull’andamento generale dei prezzi, determinando una crescita del deflatore della spesa delle famiglie fino a una media annua del 2,9%. L’istituto di statistica prevede poi un ritorno al 2% nel 2027, scenario collegato alla normalizzazione delle tensioni internazionali che stanno influenzando i mercati e i costi energetici.
Le previsioni arrivano in un contesto già caratterizzato da una nuova accelerazione del carovita. Le stime preliminari diffuse dall’Istat sui prezzi al consumo di maggio mostrano infatti un indice generale dell’inflazione in risalita al 3,2% su base annua. Nello stesso periodo il cosiddetto carrello della spesa resta più contenuto, con una crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente. L’aumento dei prezzi coinvolge sia il comparto dei beni sia quello dei servizi, segnalando una dinamica diffusa che interessa diversi settori dell’economia.
Prezzi in aumento tra beni, servizi ed energia
L’accelerazione registrata a maggio è stata sostenuta dall’incremento dei prezzi dei beni, passati da una crescita annua del 3,1% al 3,5%, e da quella dei servizi, salita dal 2,4% al 2,8%. Anche sul confronto mensile emerge una tendenza al rialzo, con aumenti sia per i beni sia per i servizi. Questi movimenti si inseriscono in una fase nella quale i costi delle materie prime e dell’energia continuano a esercitare pressioni sui prezzi finali pagati da famiglie e imprese.
Un quadro analogo emerge anche nell’Eurozona. Secondo la stima preliminare diffusa da Eurostat, l’inflazione nell’area della moneta unica avrebbe raggiunto il 3,2% annuo a maggio, in aumento rispetto al 3,0% registrato nel mese precedente. Analizzando le principali componenti dell’indice, il contributo maggiore continua a provenire dall’energia, che registra un incremento annuo del 10,9%, leggermente superiore al 10,8% rilevato ad aprile. Il comparto energetico resta quindi uno dei principali fattori alla base della crescita dei prezzi nell’area euro.
Crescita economica e occupazione nelle stime dell’Istat
Le prospettive delineate dall’Istat non riguardano soltanto l’inflazione. Nella stessa analisi l’istituto prevede una crescita del Pil pari allo 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, sostenuta prevalentemente dalla domanda interna. L’evoluzione dello scenario economico resta però legata anche all’andamento delle tensioni geopolitiche internazionali, considerate un elemento di forte incertezza per i prossimi mesi. Le dinamiche dei prezzi, dei mercati energetici e degli scambi internazionali continuano infatti a influenzare le previsioni sull’economia italiana.
Accanto alla crescita moderata del prodotto interno lordo, il rapporto segnala inoltre un rallentamento dell’occupazione. L’insieme di questi fattori contribuisce a definire un contesto nel quale l’andamento dell’inflazione assume un ruolo centrale. Le stime indicano una fase di rialzo dei prezzi nel corso del 2026, con un successivo rientro nel 2027, mentre l’economia italiana continua a confrontarsi con gli effetti delle tensioni internazionali e con l’evoluzione dei costi energetici che stanno incidendo sull’intero sistema economico europeo.




