Psg in semifinale, ma l’ex campione Petit critica la prestazione: “Squadra spaventata”
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Redazione Sport
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Non c’è traccia di Gianluigi Donnarumma tra i pali, eppure il copione si ripete identico rispetto alla gara d’andata: il Paris Saint-Germain vince 2-0 anche ad Anfield, elimina il Liverpool con un aggregato complessivo di 4-0 e si guadagna l’accesso alle semifinali di Champions League. A decidere la sfida, valida per il ritorno dei quarti di finale, ci ha pensato Ousmane Dembélé con una doppietta messa a segno al 74’ e poi al 91’, replicando - almeno nel risultato - quanto già visto al Parco dei Principi. Se il punteggio non cambia, cambiano però le modalità di una vittoria che, al di là della goleada nel computo totale, lascia spazio a più di una riflessione sul gioco espresso dalla formazione guidata da Luis Enrique.
Un successo sotto scacco, le critiche di Petit e la fragilità mentale dei parigini
Nonostante il passaggio del turno sia matematico e anzi netto, in Francia non tutti si sbilanciano in complimenti verso i campioni d’Europa in carica. L’ex centrocampista Emmanuel Petit, intervenuto ai microfoni di RMC Sport, ha infatti sollevato più di un’obiezione sulla prestazione offerta dalla sua ex squadra. Secondo l’analisi dell’ex mondiale del ’98, il Psg avrebbe mostrato ancora una volta segnali di timore reverenziale e inquietudine proprio nei frangenti decisivi della partita, lasciando intravedere una certa fragilità caratteriale che rischierebbe di diventare un boomerang nelle fasi calde della competizione. “Personalmente non sono rimasto impressionato – avrebbe dichiarato Petit, come riportano i media transalpini –. Nel secondo tempo ho visto un Psg sul punto di crollare. Per venticinque minuti sono spariti tutti, perdevano palla continuamente, non vedevo i centrocampisti”. Una critica, questa, che smonta l’entusiasmo generale e che getta ombre su una squadra che, nonostante il fatturato stellare e il titolo di campione in carica, fatica ancora a gestire la pressione nei momenti di difficoltà.
Safonov, l’uomo della svolta sotto la pioggia di Liverpool
Se Dembélé ha firmato i gol della sicurezza, il vero artefice della qualificazione - e colui che ha evitato il tracollo temuto da Petit - è stato il portiere Matvey Safonov. In un Anfield bagnato dalla pioggia e inferocito per il tentativo di rimonta, il russo ha sfoderato una prestazione da assoluto protagonista, culminata in una parata di puro istinto nel corso della ripresa quando i Reds spingevano a testa bassa per accorciare le distanze. Senza Donnarumma, passato al Manchester City, e dopo l’esperimento fallito di Lucas Chevalier in estate, Luis Enrique ha trovato in Safonov la sicurezza necessaria per blindare la retroguardia. L’ex Krasnodar, che ad dicembre si era rotto una mano para-rigori nella finale di Coppa Intercontinentale, ha dimostrato di possedere una capacità di resilienza fuori dal comune, compensando qualche limite nei cross con riflessi pronti e una freddezza esemplare. A salvaguardare l’equilibrio ha contribuito anche la traversa, che ha negato la gioia del gol a Mohamed Salah; l’egiziano, sugli sviluppi di un’azione concitata, ha calciato malamente un rigore (o comunque una conclusione dal dischetto) ipnotizzato proprio dall’estremo difensore russo, il quale ha intuito l’angolazione e deviato in corner.
Tra luci e ombre, l’attesa per la vincente di Monaco-Madrid
Con questo risultato, il Psg si proietta così nel penultimo atto della massima competizione europea per club, dove ad attenderlo ci sarà la vincente del confronto tra il Bayern Monaco e il Real Madrid. I bavaresi, forti del 2-1 dell’andata in casa delle merengues, giocheranno il ritorno tra le mura amiche dell’Allianz Arena con la consapevolezza di avere una gamba in semifinale. Per la squadra di Luis Enrique, che pure ha dimostrato una capacità cinematica sotto porta devastante (basti pensare alle ripartenze finali firmate Dembélé), il nodo da sciogliere rimane proprio quello della tenuta mentale evidenziato da Petit. La sensazione, al termine della doppia sfida con i Reds, è che i parigini abbiano vinto più per i demeriti altrui o per le giocate dei singoli - Safonov su tutti - che per una reale superiorità di sistema. Eppure, il dato oggettivo parla di una semifinale raggiunta con merito e con un ruolino di marcia impeccabile, in attesa di scoprire se queste ombre si trasformeranno in crepe vere e proprie di fronte a un avversario di caratura superiore come i giganti tedeschi o spagnoli.




