Adhd, la fatica invisibile dei genitori e il rischio dell’autodiagnosi sui social
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Redazione Salute
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“Quando, a un certo punto della vita, un genitore decide che sia arrivato il momento di sottoporre il proprio figlio adolescente a una valutazione neuropsicologica per comprendere meglio alcuni comportamenti difficili, incomprensibili e talvolta logoranti, sa di entrare in un terreno delicato”. A parlare è Francesca Mastrantonio, presidente dell’Istituto Integrato di Ricerca e Intervento Strategico (Iiris), che prova a fare chiarezza su un disturbo, l’Adhd, spesso frainteso.
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La quotidianità con un bambino che presenta un disturbo da deficit di attenzione e iperattività può trasformarsi in una maratona emotiva, costellata da imprevedibilità, stress e sovraccarico mentale.
Eppure, come spiega l’esperta, intervenire è possibile: strumenti adeguati e una maggiore consapevolezza possono rendere quella fatica – quella stessa che si prova quando si trascorre la giornata a prevedere l’imprevedibile, cercando di intercettare il tono di voce o l’ennesima richiesta impulsiva – molto più sostenibile. lucysullacultura
L’allarme di Mastrantonio: "Diagnosi affrettate e il peso dello stigma sociale"
Secondo le stime riportate dall’Aifa Italia, il disturbo interessa tra l’1% e il 5% della popolazione giovanile e, in una percentuale compresa tra il 30% e il 70% dei casi, persiste in età adulta.
Mastrantonio evidenzia come i sintomi più comuni – disattenzione, impulsività e iperattività – non si presentino sempre contemporaneamente, traducendosi spesso in comportamenti che vengono frettolosamente etichettati come svogliatezza o opposizione. Un rischio, quest’ultimo, che si acuisce nel dibattito pubblico attuale. lucysullacultura
“Se ne parla ovunque, sui social, nelle scuole, nei media, ma non sempre in modo corretto”, avverte la presidente Iiris. Accanto a chi cerca davvero di comprendere, permane il pericolo di ridurre i ragazzi a una semplice diagnosi, dimenticando il contesto.
Il caso raccontato da una madre è emblematico: dopo aver comunicato alla scuola l’esito della valutazione del figlio (un ragazzo che, pur arrivando a fine anno con voti soddisfacenti, impiegava una fatica enorme per raggiungerli), la risposta dell’istituto è stata quasi arrendevole, come se l’unico problema fosse il rischio di bocciatura. lucysullacultura
“Mancavano completamente il punto”, commenta Mastrantonio. L’Adhd, se non riconosciuto precocemente, rischia di far crescere nei soggetti un’immagine negativa di sé, quella convinzione tossica di essere ‘meno capaci’ degli altri o semplicemente ‘sbagliati’. lucysullacultura
Quando l’Adhd corre in famiglia: la scoperta di Lorenzo Bazzanella
La narrazione clinica trova un riscontro concreto nella storia di Lorenzo Bazzanella, referente trentino dell’associazione famiglie Adhd (AIFA). È stato dieci anni fa, dopo la diagnosi del figlio maggiore, che ha capito. “Abbiamo riscontrato dei problemi già all’asilo. Nostro figlio non stava fermo, è scappato tre volte dalla scuola”, racconta.
Un copione che si ripeteva alle elementari, con l’incapacità di rimanere seduto. A seguito del sospetto sul bambino, Lorenzo e sua moglie si sono sottoposti ai test: lei è risultata positiva, così come le altre due figlie. lucysullacultura
Un caso che getta luce su un aspetto cruciale del disturbo, vale a dire la sua alta ereditabilità. La letteratura scientifica suggerisce che la probabilità che uno dei genitori di un bambino con Adhd presenti a sua volta tratti del disturbo è significativa.
Il che genera un paradosso educativo non indifferente: al genitore viene chiesto di fungere da ‘regolatore esterno’, di costruire routine e mantenere la calma, proprio negli stessi ambiti – organizzazione, controllo degli impulsi, gestione delle emozioni – in cui lui stesso potrebbe essere fragile. lucysullacultura
Non una questione di volontà, dunque, ma di neurobiologia e di carico mentale. lucysullacultura
Il fenomeno dell’autodiagnosi su TikTok e i rischi della banalizzazione
Se da un lato cresce la consapevolezza, dall’altro gli specialisti osservano con preoccupazione il fenomeno delle autodiagnosi virali, in particolare tra i giovanissimi. Su piattaforme come TikTok, i contenuti legati all’Adhd – spesso caratterizzati da semplificazioni e liste di sintomi generici – raccolgono milioni di visualizzazioni.
La difficoltà di concentrazione, ad esempio, viene presentata come un segnale inequivocabile del disturbo, senza considerare che potrebbe derivare da ansia, depressione o semplice stanchezza. lucysullacultura
Un recente studio ha evidenziato che meno della metà delle informazioni contenute nei video più popolari risulta conforme ai criteri diagnostici ufficiali, un fenomeno che rischia di banalizzare la complessità del disturbo e di spingere molti ragazzi a riconoscersi in un’etichetta, magari rinunciando a indagare la reale natura del proprio malessere.
La presidente Iiris, pur riconoscendo l’utilità del dibattito pubblico, mette in guardia da questo rischio, sottolineando come la diagnosi debba restare un percorso clinico serio e articolato. lucysullacultura
In risposta a una domanda di supporto sempre più pressante – spesso non adeguatamente sostenuta dal sistema pubblico – l’associazione Iiris annuncia l’ampliamento della propria equipe.
A partire da settembre, sarà operativo un gruppo dedicato specificamente all’Adhd nei giovani adulti e negli adulti, composto da neuropsicologi, psicoterapeuti, psichiatri e neuropsichiatri.
Un approccio, quello dell’associazione, che mira a prendere in carico la persona nella sua complessità, coinvolgendo la famiglia e la scuola, con l’obiettivo di trasformare le fragilità in un punto di partenza. lucysullacultura
Perché, come conclude Mastrantonio, la sfida più grande non è semplicemente convivere con l’Adhd, ma imparare a comprendersi: non per sentirsi finalmente ‘normali’, ma finalmente visti. lucysullacultura




