De Laurentiis contro nazionali e stadio: "Giocatori distrutti e impianto inadeguato"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Aurelio De Laurentiis, nel corso del Football Business Forum tenutosi alla SDA Bocconi, ha scatenato un duplice attacco, denunciando con veemenza il rapporto squilibrato tra club e nazionali e, parallelamente, dipingendo un futuro insostenibile per lo stadio Diego Armando Maradona, da lui definito, con un'espressione che non ammette repliche, un "semicesso". Il presidente del Napoli, il quale ha recentemente delegato la gestione tecnica della squadra ad Antonio Conte, è così tornato alla ribalta con un intervento a tutto campo su questioni che travalicano l'ambito meramente sportivo, concentrandosi sugli aspetti economici e infrastrutturali che, a suo dire, minano la competitività del calcio italiano.

L'attacco alle convocazioni in nazionale

Sul tema delle nazionali, De Laurentiis ha espresso forte preoccupazione, rivolgendo le sue rimostranze direttamente al presidente UEFA Aleksander Ceferin e, idealmente, anche a Gianni Infantino della FIFA. La sua accusa principale, che riecheggia un malcontento diffuso tra molti proprietari di club, risiede nel fatto che le società, le quali investono cifre ingenti per acquistare e stipendiare i calciatori, li vedano poi "distrutti" dagli impegni internazionali senza ricevere, come ha sottolineato con amarezza, "alcun rimborso" o, peggio, venendo compensati con "gli spiccioli". Una pratica, questa, che grava interamente sui bilanci delle squadre di club, privandole temporaneamente degli atleti più valorosi e esponendoli al rischio di infortuni.

La questione irrisolta dello stadio

L'altro fronte di battaglia aperto dal patron azzurro riguarda l'impianto di Fuorigrotta, sul quale ha preso definitivamente le distanze, escludendo che l'ex San Paolo possa rappresentare la casa del Napoli nel lungo periodo. Second quanto riportato, De Laurentiis ha giudicato proibitivi i tempi e i costi di una eventuale ristrutturazione, stimando in sei anni la durata dei lavori necessari, un lasso di tempo durante il quale la squadra sarebbe costretta a giocare in un cantiere, con un "impatto economico non trascurabile". Una prospettiva, la sua, che non lascia spazio a compromessi e che delinea la necessità di un nuovo stadio come unica via percorribile.

Il divario economico con il Nord

A suffragio della sua tesi, De Laurentiis ha portato all'attenzione del forum un dato economico eclatante, capace di fotografare il divario esistente tra la realtà napoletana e i grandi club settentrionali. Ha infatti evidenziato come Milan e Inter, grazie ai loro moderni impianti, possano arrivare ad incassare fino a quattordici milioni di euro a serata, mentre il Napoli, nelle attuali condizioni, fatica a raggiungerne tre. Un gap ricavabile dai diritti di ospitalità e dalle entrate extra-calcistiche, che mina alla base la possibilità di competere ad alti livelli, non solo in Italia ma anche in Europa, in un mercaggio sempre più selettivo e finanziariamente esigente.

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