La resa dei conti a Trigoria: Ranieri esce di scena, i Friedkin puntano tutto su Gasperini

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Che la separazione tra Claudio Ranieri e la Roma non fosse destinata a chiudersi con una semplice stretta di mano lo si era intuito già nei giorni precedenti l’ufficialità, quando nel silenzio surreale del comunicato giallorosso mancava qualsiasi dichiarazione diretta dell’ormai ex senior advisor. Un’assenza, quella di parole di commiato nella nota del club, che rappresentava già un primo, inequivocabile sintomo di un divorzio consumato non solo sul piano operativo ma anche su quello, ben più delicato, personale. La frattura, alimentata da settimane di incomprensioni con l’allenatore Gian Piero Gasperini, è diventata pubblica e bruciante attraverso piccoli ma significativi gesti: il tecnico che omette il nome di Ranieri in conferenza stampa e Ranieri che, in un parallelo gioco di specchi, restituisce a Gasperini la stessa dose di silenzio.

Rabuffi, clausole e una buonuscita da un milione e mezzo

Secondo una ricostruzione che trova fondamento nei retroscena emersi nelle ultime ore, l’addio non è stato né indolore né tantomeno condiviso. Giovedì, infatti, Ranieri aveva rassicurato i diretti collaboratori della proprietà – Jason Morrow e Ed Shipley – sulla sua intenzione di non dimettersi, convinto di poter proseguire il proprio percorso di consulenza. La risposta dei Friedkin, invece, è stata secca e unilaterale: “Sollevato dall’incarico, domani non si presenti a Trigoria”. Una messa alla porta che ha lasciato il segno, se è vero che l’interessato ha immediatamente rivendicato la mancanza di consensualità dell’accordo. Non è mancato, a chiudere la partita, un aspetto economico tutt’altro secondario: per farsi da parte e firmare la rinuncia al contratto in scadenza nel 2027, Ranieri ha incassato un milione e mezzo di euro, quanto gli sarebbe spettato fino alla naturale scadenza del rapporto.

Il veto sul comunicato e la guerra fredda sul mercato

La tensione, però, è esplosa soprattutto nella fase di redazione del comunicato ufficiale, arrivato in ritardo di quasi un giorno proprio a causa delle continue divergenze sul testo. Ranieri aveva posto una condizione precisa: il nome di Gasperini non doveva comparire nella nota d’addio. Una richiesta secca, che la proprietà ha però respinto al mittente, imponendo la propria linea e rendendo il comunicato asciutto e gelido. A ciò si è aggiunta un’altra fonte di attrito, la clausola di riservatezza che Ranieri ha dovuto sottoscrivere – tipica degli accordi dei Friedkin – la quale gli impedisce, almeno per un periodo, di raccontare nel dettaglio quanto avvenuto a Trigoria. Un vincolo che gli ha fatto saltare un’intervista alla Rai, ma non gli ha impedito di far recapitare all’Ansa una dichiarazione pungente in cui rivendicava la natura unilaterale del licenziamento. “La verità prima o poi verrà fuori”, continua a ripetere Sir Claudio a chi gli è vicino.

Visioni opposte: il vivaio contro il “pronti da subito”

A monte di questo scontro, a ben vedere, c’è un conflitto di metodo e di visione calcistica che ha reso impossibile la convivenza tra i due giganti. Ranieri, nel suo ruolo di senior advisor, spingeva per una strategia di mercato improntata alla sostenibilità: giovani da valorizzare per poi rivendere, una politica capace di risanare i conti e creare le basi per investimenti futuri più massicci. Gasperini, però, non è mai stato sulla stessa lunghezza d’onda, chiedendo invece alla società profili già pronti, giocatori in grado di fare la differenza nell’immediato, sulla falsariga di acquisti come Malen. Una divergenza resa ancora più amara dal fatto che fu proprio Ranieri a suggerire l’ex allenatore dell’Atalanta alla proprietà, tra i cinque o sei nomi proposti, salvo poi scontrarsi con un feeling che non è mai realmente scattato.

Caos in vista e un futuro di equilibri fragili

Non solo Ranieri: in casa giallorossa il momento è di profonda turbolenza. La posizione del direttore sportivo Frederic Massara, principale alleato del senior advisor nella costruzione della rosa, appare sempre più in bilico. Gasperini, dal canto suo, non ha mai nascesto le difficoltà di rapporto con il dirigente, ammettendo pubblicamente che il collante tecnico non è mai esistito. Se la separazione da Massara dovesse concretizzarsi, sul taccuino della società spuntano già nomi pesanti per la successione, da Cristiano Giuntoli a Giovanni Manna. L’addio di Ranieri, insomma, potrebbe essere solo il primo atto di una piccola rivoluzione estiva, con Gasperini ora investito di poteri quasi totali per ridisegnare la Roma che verrà.

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