Lo shutdown frena le Borse, il Tesoro corregge Bessent: "Costo di 15 miliardi a settimana"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le Borse europee hanno avviato la seduta in territorio negativo, risentendo delle persistenti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, un clima di incertezza che continua a pesare sugli umori degli investitori. Oltreoceano, intanto, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha provato a rassicurare i mercati, esprimendo ottimismo sui negoziati con Pechino e annunciando, in un contesto già di per sé teso, l'imminente definizione di nuovi termini per un accordo commerciale con la Corea del Sud e il ritorno sulla "giusta strada" dei colloqui con il Canada. Sullo sfondo, a complicare ulteriormente il quadro, persiste lo shutdown del governo federale, una paralisi amministrativa le cui ripercussioni economiche sono state al centro di una singolare correzione da parte del ministero stesso.

La stima gonfiata e la rettifica del Tesoro

In una dichiarazione che aveva immediatamente catturato l'attenzione, Bessent aveva inizialmente affermato che la chiusura delle attività governative stava costando all'economia statunitense la cifra astronomica di 15 miliardi di dollari al giorno. Una valutazione che, se confermata, avrebbe rappresentato un drenaggio di risorse senza precedenti. Tuttavia, un funzionario del Tesoro è intervenuto poche ore dopo per rettificare le parole del segretario, specificando come Bessent si fosse in realtà riferito a un rapporto del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca, il quale stima invece un costo settimanale, e non giornaliero, di 15 miliardi. Una correzione che, se da un lato ridimensiona l'impatto finanziario immediato, dall'altro non cancella la gravità di una situazione che prosciuga le casse pubbliche.

Il Senato non trova l'accordo

La paralisi, che priva di finanziamenti essenziali numerosi uffici federali, prosegue a causa dell'incapacità del Senato di trovare una maggioranza sufficiente. Per l'ottava volta consecutiva, infatti, i senatori non sono riusciti ad approvare la legge necessaria a sbloccare i fondi, una risoluzione temporanea che ha ottenuto solo 49 voti favorevoli contro i 60 richiesti, mentre 45 si sono espressi in contrario. Il copione, purtroppo, è identico a quello delle votazioni precedenti: i repubblicani, che sostengono l'amministrazione del presidente Trump, non sono riusciti a guadagnare il benché minimo sostegno aggiuntivo dai democratici sul voto procedurale, lasciando il paese in uno stallo politico dalle conseguenze sempre più concrete.

Le ripercussioni oltre i numeri

Al di là delle cifre, che pure sono significative, lo shutdown si traduce in una serie di disagi operativi e ritardi nella erogazione di servizi pubblici, con una macchina amministrativa che, in molti suoi ingranaggi, è costretta a funzionare a ritmo ridotto o a fermarsi del tutto. L'impatto, sebbene il Tesoro abbia corretto la stima iniziale, rimane quindi considerevole, aggiungendo un elemento di fragilità a uno scenario economico globale già segnato dalle frizioni sui dazi. La mancata intesa in Congresso, del resto, non fa che prolungare un'emergenza che ha ormai superato la soglia della normalità, costringendo a continui rinvii la soluzione di un problema che mina la stabilità finanziaria del paese.

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