Manfred Gruber in carcere negli Usa per traffico di munizioni verso la Russia: durante l’udienza si è dichiarato colpevole

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Fbi ha messo le manette ai polsi di un commerciante d’armi altoatesino, Manfred Gruber, che da ottobre si trova rinchiuso in un carcere federale a New York. L’accusa, emersa in tutta la sua gravità solo nelle scorse ore anche in Italia, è pesante: aver orchestrato un sistema di esportazioni illecite di munizioni di fabbricazione americana verso la Russia, eludendo le sanzioni internazionali e le restrizioni imposte dopo l’invasione dell’Ucraina. Durante la prima udienza, l’uomo – originario dell’Alto Adige e attivo nel commercio bellico internazionale – ha scelto di dichiararsi colpevole, ammettendo così le proprie responsabilità senza attendere un verdetto della giuria.

La rete di rifornimenti via Kirghizistan e il valore del carico sequestrato

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti federali, Gruber avrebbe messo in piedi una filiera articolata e pensata appositamente per aggirare i controlli. Le munizioni, il cui valore complessivo ammonta a 540mila dollari, partivano da ditte italiane per poi transitare attraverso il Kirghizistan, un passaggio che – nelle intenzioni dell’imputato – avrebbe dovuto depistare le autorità. Da lì, il materiale bellico proseguiva verso Mosca, andando a rifornire la macchina bellica russa impiegata nel conflitto contro l’Ucraina. Una strategia, quella descritta nel rapporto dell’Fbi, che mirava a “sfruttare le lacune normative in materia di licenze e a ignorare le restrizioni all’esportazione per sostenere la campagna militare di una nazione avversaria”.

Il precedente del complice kirghiso e la detenzione in attesa della sentenza

La stessa inchiesta, che ha portato all’arresto di Gruber, aveva già prodotto una condanna lo scorso gennaio: un presunto complice di nazionalità kirghisa ha infatti ricevuto 39 mesi di reclusione. Un elemento che lascia intendere come la rete investigativa americana abbia operato su più fronti, incastrando i vari anelli della catena logistica. Per quanto riguarda il commerciante altoatesino, invece, la detenzione prosegue in attesa della fissazione della pena, dopo che la dichiarazione di colpevolezza ha di fatto chiuso la fase dibattimentale. Le autorità statunitensi non hanno fornito ulteriori dettagli sulla data della sentenza, né hanno reso noto se l’uomo abbia accettato di collaborare in cambio di uno sconto di pena.

Il profilo dell’imputato e il silenzio delle autorità italiane

Manfred Gruber, manager attivo nel commercio internazionale di armi e munizioni, non risultava precedentemente noto alle cronache italiane per vicende giudiziarie di questa portata. La notizia del suo arresto, avvenuto lo scorso ottobre, è trapelata solo di recente nel nostro Paese, sollevando interrogativi – per ora senza risposta – sui controlli effettuati dalle ditte italiane coinvolte nelle spedizioni. Nessuna dichiarazione ufficiale è giunta finora dalle autorità italiane né dalle procure competenti, che potrebbero comunque aprire un fascicolo autonomo per verificare eventuali responsabilità sul territorio nazionale. Il carcere federale di New York, intanto, resta il teatro principale di una vicenda che intreccia diritto bellico, sanzioni economiche e un tentativo – solo in parte riuscito – di rifornire Mosca aggirando il blocco occidentale.

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