La Germania prova a ricucire con l’Italia sul dossier migranti: “Nessuno scontro, lavoriamo insieme”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione degli ultimi giorni, alimentata dalla decisione di Berlino di riprendere i trasferimenti in Italia dei richiedenti asilo per i quali, secondo il regolamento europeo, la competenza spetta a Roma, sembra ora attenuarsi in virtù di un tentativo di distensione da parte del governo tedesco. Nel corso del consueto briefing stampa, il portavoce del cancelliere Friedrich Merz, Stefan Kornelius, ha cercato di smorzare la polemica dichiarando con nettezza: “Non vedo alcuno scontro fra Germania e Italia”.

Una presa di posizione che arriva a poche ore dal bilaterale tra i ministri dell'Interno, Alexander Dobrindt e Matteo Piantedosi, previsto per discutere proprio l'attuazione del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo e le modalità di gestione dei cosiddetti “dublinanti”, ossia i migranti che avevano presentato domanda di protezione in Germania ma che, in base al sistema Dublino, dovrebbero essere esaminati dalle autorità italiane.

La strategia di Berlino per superare lo stallo operativo

Secondo quanto riferito da Kornelius, la posizione tedesca non è affatto orientata a inasprire il confronto, bensì a rendere operativo il nuovo quadro normativo europeo. “L’ulteriore sviluppo del Patto sulla migrazione e l’asilo – ha spiegato il portavoce – è un successo molto importante, che ha consentito di limitare la migrazione irregolare e rappresenterà una chiave fondamentale per una gestione più organizzata, sempre nel rispetto degli standard umanitari per i rifugiati”.

In quest’ottica, le parole di Berlino sembrano voler ricondurre il dibattito all'interno di un perimetro di cooperazione istituzionale, allontanando l'ipotesi di una rottura diplomatica che avrebbe inevitabilmente ripercussioni sull'intero meccanismo di ricollocazione previsto dalle nuove regole comunitarie. La Germania, insomma, pur avendo riattivato i trasferimenti verso l’Italia, intende presentare la mossa non come un atto unilaterale, ma come un passaggio fisiologico nell’applicazione di un sistema che, seppur imperfetto, deve necessariamente essere testato per funzionare.

Le richieste del Viminale e la stretta sulle navi Ong

Dal canto suo, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi si prepara al faccia a faccia con l'omologo tedesco forte di una posizione ben precisa, che intreccia il dossier delle ricollocazioni con la vexata quaestio delle navi delle organizzazioni non governative. In vista dell'incontro, il Viminale ha infatti preparato una controffensiva basata sul diritto marittimo: la richiesta alla Germania di procedere alla ricollocazione dei migranti soccorsi in mare da imbarcazioni battenti bandiera tedesca, una pretesa che, secondo le stime del ministero, riguarderebbe circa 2.200 persone sbarcate in Italia grazie all'operato delle navi umanitarie tedesche nel corso di quest'anno. Una cifra non trascurabile, che Piantedosi intende mettere sul tavolo per bilanciare l’onere dei trasferimenti Dublino e per ribadire un principio di corresponsabilità tra i Paesi coinvolti nelle operazioni di salvataggio in Mediterraneo.

In parallelo, il titolare del Viminale ha già dato il via a un'azione di forza nei confronti di una delle principali Ong, annunciando il fermo amministrativo per 45 giorni della nave Sea Watch e comminando una multa per il mancato rispetto degli obblighi di legge in mare, una misura che segna un ulteriore inasprimento della linea italiana sul controllo delle attività delle flotte umanitarie.

Il nodo politico del patto europeo e le prossime mosse

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il confronto in programma si annuncia delicato, perché le posizioni di partenza restano distanti proprio sull'interpretazione del Patto. Mentre Berlino sottolinea l'importanza di dare piena attuazione alle nuove procedure per evitare collassi dei sistemi di accoglienza, Roma chiede maggiore flessibilità e un meccanismo di solidarietà che non si traduca in un mero scaricamento di responsabilità verso i Paesi di primo ingresso.

La scelta del portavoce Kornelius di definire il Patto come un “successo” non è casuale: mira a ribadire che, per la Germania, la via maestra resta quella dell'applicazione integrale delle norme, senza deroghe, e che eventuali intoppi operativi vanno risolti all'interno del quadro comune piuttosto che con iniziative nazionali.

Tuttavia, la presa di distanza dal concetto di “scontro” lascia intendere che Berlino è disponibile a discutere le modalità pratiche, magari dilazionando i trasferimenti o concordando quote mensili, pur di non mettere in crisi l’architettura del nuovo sistema prima ancora che entri a regime.

Su questo sfondo, la riunione tra Dobrindt e Piantedosi potrebbe trasformarsi in un banco di prova fondamentale per verificare se l’intesa politica trovata a livello europeo sia in grado di resistere alle prime tensioni applicative o se, invece, i singoli Stati nazionali finiranno per prevalere, riproponendo quelle logiche di chiusura che il Patto stesso avrebbe dovuto superare.

Il contesto dei numeri e le implicazioni sui trasferimenti

Il contenzioso, in realtà, affonda le radici in una discrepanza di vedute che va oltre la semplice gestione quotidiana dei flussi. Da una parte, il governo tedesco sostiene che la ripresa dei trasferimenti sia un atto dovuto per rispettare gli obblighi comunitari, considerando che molti richiedenti asilo, dopo essere entrati in Germania, avevano già avuto contatti con le autorità italiane o erano stati registrati a loro nome.

Dall’altra, l’Italia contesta la tempistica e la massiccia entità dei respingimenti, ritenendo che Berlino stia di fatto aggirando il principio di solidarietà che dovrebbe caratterizzare la politica migratoria europea, soprattutto in un momento in cui le rotte del Mediterraneo centrale restano tra le più percorse e letali.

È in questo contesto che si inserisce la mossa del Viminale sulle navi tedesche, con l’intento di ristabilire un equilibrio: se la Germania chiede a Roma di riprendersi i dublinanti, l’Italia chiede a Berlino di farsi carico di chi viene tratto in salvo da mezzi che sventolano la bandiera tedesca, invocando un'applicazione simmetrica dei principi di responsabilità e soccorso.

La partita, insomma, è aperta e le dichiarazioni di Kornelius rappresentano solo un primo, cauto passo verso una possibile distensione, ma le posizioni concrete, quelle che emergeranno dal bilaterale, diranno se davvero si potrà parlare di una collaborazione effettiva o se resterà solo una cortese copertura diplomatica per uno scontro destinato a riaccendersi al primo intoppo operativo.

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