Topo Gigio fa volare Sanremo, Lucio Corsi resta nell'ombra
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se Roberto Benigni, con la sua irruenza, aveva travolto il pubblico dell’Ariston, Topo Gigio, questa volta, ha fatto di più: ha conquistato il palco con una semplicità disarmante, lasciando in secondo piano persino Lucio Corsi, il cui contributo, pur presente, è sembrato quasi un’ombra rispetto alla luce del topo più amato d’Italia. La serata delle cover, che ha visto protagonisti i due in un duetto inaspettato, ha riportato in vita “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, un brano che, nel 1958, aveva già segnato la storia del Festival.
Topo Gigio, creato da Maria Perego e Federico Caldura nel 1959, ha fatto la sua prima apparizione televisiva appena un anno dopo la vittoria di Modugno. Da allora, il personaggio è diventato un’icona, capace di attraversare generazioni senza perdere il suo fascino. La voce di Leo Valli, che da anni presta le sue corde vocali al topolino, ha aggiunto un tocco di magia all’esibizione, unendo nostalgia e freschezza in un mix che ha stregato il pubblico.
Lucio Corsi, nonostante la sua esperienza e il suo talento, è sembrato quasi eclissarsi di fronte alla carica emotiva di Topo Gigio. Il duetto, atteso con curiosità, ha lasciato spazio a un’esibizione in cui il topolino ha rubato la scena, non solo con la sua performance ma anche con una frecciatina velata a Carlo Conti, ricordando un episodio passato in cui il conduttore aveva esitato a portarlo in scena. «Ti ricordi quando non volevi portarmi al Festival? Per fortuna c’è Lucio Corsi», ha detto Topo Gigio, con quella punta di ironia che lo caratterizza.
Francesca Michielin e Kekko dei Modà, nonostante gli infortuni che hanno segnato la loro preparazione, hanno comunque offerto performance di livello, dimostrando una resilienza che non è passata inosservata. Tuttavia, è stato impossibile non notare come, in questa edizione, la vera rock star sia stata Topo Gigio, capace di trasformare un momento di puro intrattenimento in un’esperienza che ha toccato corde profonde, riportando alla memoria un’Italia che, forse, non c’è più ma che continua a vivere attraverso le sue icone.




