Sanremo 2026, la notte delle cover tra l’energia punk di Cristina D’Avena e la lingua tagliente di Francesca Fagnani
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il Teatro Ariston, in questa quarta serata del Festival di Sanremo 76esima edizione, si appresta a vivere quello che tradizionalmente rappresenta il momento più anarchico e spettacolare della kermesse: l’appuntamento con i duetti e le cover, andato in scena nella serata del 27 febbraio. La scaletta, come da copione, ha mescolato generi e generazioni in un susseguirsi di esibizioni che trasformano il palcoscenico in un salotto della memoria musicale collettiva, pur non mancando incursioni nel terreno della televisione più puramente popolare. Si respira un’aria di attesa febbrile, quella che solo la “notte dei duetti” sa regalare, quando l’imprevedibilità la fa da padrona e il rischio artistico, a volte, paga oppure no.
L’accoppiata che ha catalizzato l’attenzione dei riflettori, fin dalle prime indiscrezioni, è stata senza dubbio quella delle Bambole di Pezza con Cristina D’Avena. Il gruppo punk rock milanese, in gara con il brano “Resta con me”, ha scelto di riarrangiare in chiave elettrica e robusta la celeberrima sigla “Occhi di gatto”, portando sul palco la regina indiscussa delle sigle dei cartoni animati, colei che ha accompagnato l’infanzia di intere generazioni. La scelta, lungi dall’essere un semplice esercizio di nostalgia, si è rivelata un’operazione coerente con l’ethos della band, da sempre attenta ai temi della sorellanza e dell’affermazione femminile: il testo della sigla, che parla di tre sorelle legate da un patto indissolubile, si sposa perfettamente con la poetica del gruppo. L’incontro tra la voce iconica di Cristina D’Avena e la potenza strumentale della band ha promesso di rivoltare l’Ariston come un calzino, in un connubio che la stessa cantante ha definito naturale e necessario in un momento storico che richiederebbe, a suo dire, una sana dose di leggerezza e voglia di sorridere.
Parallelamente all’esplosione di colori pop, un’altra performance ha attirato l’attenzione della vigilia, quella che ha visto Fulminacci salire sul palco insieme a Francesca Fagnani. Il giovane cantautore romano, in gara con “Stupida sfortuna”, ha avuto l’ardire di cimentarsi con un monumento della canzone italiana come “Parole parole” di Mina, affidando la parte recitata, quella che fu di Alberto Lupo, alla conduttrice di “Belve”. Un azzardo non da poco, considerando la caratura del brano, ma che ha portato all’Ariston una figura atipica per il Festival, lontana dal mondo della musica, capace di aggiungere quel quid di austera eleganza e mistero che la canzone richiede. Fulminacci stesso, nei giorni precedenti, aveva scherzato sull’idea di dover chiedere scusa a Mina per la sua interpretazione, pur dichiarandosi entusiasta di condividere il palco con una professionista che stima profondamente, paragonandola quasi a una psicologa per la sua capacità di mettere a proprio agio.
Da “Il mondo” secondo Brunori ai rischi del duo Grignani-Pausini
Non sono mancati, nella lunga teoria di duetti, altri momenti di alto valore emotivo e artistico. Maria Antonietta & Colombre, ad esempio, hanno scelto di farsi accompagnare da Brunori Sas per rileggere “Il mondo” di Jimmy Fontana, un classico senza tempo. Il duo, che vede in Brunori una sorta di padrino artistico, ha spiegato la scelta come una sfida, un gioco pericoloso sul filo del rasoio dove si rischia di cadere o di salvarsi in modo clamoroso. Brunori, dal canto suo, ha evocato l’immagine poetica dell’astronauta che guarda la Terra come un pallino blu nel buio, a suggerire una lettura del brano che vada oltre la semplice dichiarazione d’amore, per abbracciare una riflessione più universale sulla nostra esistenza comune.
Tra gli altri accoppiamenti che hanno destato curiosità, impossibile non citare quello di Luchè con Gianluca Grignani, impegnati in “Falco a metà”. La presenza di Grignani ha portato con sé un alone di imprevedibilità, acuita dal fatto che sul palco, in qualità di co-conduttrice, ci fosse Laura Pausini, con la quale il cantautore lombardo ha avuto in passato una vicenda giudiziaria legata all’interpretazione di un suo brano. Una situazione di potenziale tensione che ha aggiunto un ulteriore strato di interesse a una serata già di per sé densa di incognite. Sul fronte opposto, quello della solidità e del professionismo, si sono presentati Dargen D’Amico con Pupo e il trombettista torinese Fabrizio Bosso, pronti a eseguire “Su di noi”, mentre Fedez e Marco Masini hanno scelto la potenza del violoncello di Stjepan Hauser per accompagnare “Meravigliosa creatura”.
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description: La cronaca della quarta serata del Festival di Sanremo 2026, dedicata ai duetti e alle cover. Dall’esibizione rock delle Bambole di Pezza con Cristina D’Avena al duetto tra Fulminacci e Francesca Fagnani su “Parole parole”.




