Incontro Meloni-Pinelli, alta tensione tra governo e magistratura
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Redazione Interno
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Da giorni, l'alta tensione nei rapporti tra governo e giudici prometteva di ripercuotersi all'interno del Consiglio superiore della magistratura (Csm), dove il fronte togato si preparava a dare battaglia in una prevedibile contrapposizione con i laici del blocco politico del centrodestra. Tuttavia, ad accelerare il trambusto è stato l'incontro tra il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, e la premier Giorgia Meloni, fresca di espliciti attacchi a provvedimenti giudiziari sgraditi.
L'incontro, avvenuto lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi, ha scatenato la rabbia dei consiglieri togati del Csm, i quali, ad esclusione della corrente Magistratura indipendente, hanno scritto una lettera di fuoco a Pinelli, chiedendo di riferire urgentemente sulle ragioni dietro il colloquio con la premier. La tensione è ulteriormente aumentata a causa della mancata informazione sui contenuti dell'incontro al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che è anche presidente dell'organo di autogoverno della magistratura.
Nonostante il tentativo di Palazzo Bachelet di chiudere l'incidente, sottolineando che l'incontro era stato notificato per tempo al Capo dello Stato, il vicepresidente Pinelli aveva avvertito il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, solo a ridosso dell'appuntamento, senza discutere i contenuti del colloquio. Questo ha alimentato ulteriormente le tensioni tra i poteri dello Stato, già esacerbate dal decreto immigrazione e dalle sentenze sui trasferimenti in Albania.
Da Palazzo Chigi, si cerca di minimizzare l'accaduto, affermando che il colloquio tra Meloni e Pinelli è avvenuto alla luce del sole e aveva l'intenzione di riaprire le porte al dialogo con la magistratura, nonostante il clima di scontro.




