«Voglio che i giudici sentano le mie ragioni». La voce del latitante a «Chi l’ha visto?» e il nodo del testamento di Greta Spreafico
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è una voce, quella di un uomo che da mesi sfugge alla cattura, destinata a irrompere nel salotto di Rai 3 nella prima serata di mercoledì 11 febbraio. Federica Sciarelli, com’è nel suo stile investigativo fatto di domande nette e di un ascolto mai compiacente, riuscirà a mettere in contatto la sua inviata con Salvatore Del Campo – il latitante in questione, benché il programma ne abbia ovviamente rivelato l’identità completa –, e lo farà mentre lui è ancora formalmente in fuga. Un paradosso procedurale, prima ancora che televisivo: dopo essersi tolto il braccialetto elettronico e aver abbandonato il regime degli arresti domiciliari, quell’uomo, condannato a novembre per stalking e lesioni, ha deciso che il microfono di un programma pubblico è lo strumento più efficace per farsi ascoltare dalla magistratura. «Voglio che i giudici sentano le mie ragioni», ha dichiarato al telefono; e la frase, secca, apre squarci non solo sulla sua psicologia, ma anche sul rapporto, sempre più ambiguo, tra cronaca e giustizia. La trasmissione, del resto, non si limita a registrare passivamente la telefonata: la cerca, la ottiene e la contestualizza, restituendo ai telespettatori la complessità di una vicenda giudiziaria in cui l’evaso non rinuncia alla parola, anzi, ne fa la sua ultima trincea.
Un’archiviazione contestata e un testamento scomparso
Se il caso Del Campo si regge sul paradosso di un latitante che parla, quello di Greta Spreafico si fonda invece sul silenzio della legge. La cantante di Erba, sparita quasi quattro anni fa assieme alla sua automobile, non ha mai fatto ritorno; eppure, nonostante due persone siano finite nel registro degli indagati nel corso delle indagini, la Procura ha nuovamente chiesto l’archiviazione del fascicolo. La famiglia, però, non accetta quella che percepisce come una rimozione burocratica del dolore, e si oppone con determinazione. Il movente, sostengono i parenti della donna, andrebbe cercato in un documento: il testamento che Greta avrebbe redatto poco prima di dissolversi nel nulla. Un atto notarile, dunque, capace di trasformare una scomparsa in un giallo patrimoniale, e una ragazza in un ostacolo da rimuovere. È su questo crinale – tra l’inerzia dell’istituzione giudiziaria e la tenacia di chi non smette di cercare – che si gioca la seconda parte della puntata, con Sciarelli costretta a districarsi tra carte bollate e assenze che durano ormai da quattro inverni.
Il Dna e il fantasma olandese di Rovigo
A chiudere il trittico di misteri, infine, è il volto di un uomo senza nome. A Rovigo è stato notato uno sconosciuto, e la sua somiglianza con Sidney, il ragazzo olandese scomparso nove anni fa, ha immediatamente acceso i riflettori. La madre, dall’Olanda, non ha avuto esitazioni: ha chiesto aiuto proprio alla trasmissione di Rai 3 per ottenere un confronto scientifico. Sarà la genetista Marina Baldi a rendere noto l’esito del test del Dna, e l’attesa non è solo quella della cronaca, ma quella, ben più densa, di una madre che da quasi un decennio cerca un figlio. Le immagini dello sconosciuto, già diffuse nei giorni scorsi, restituiscono un’ombra più che un uomo: qualcuno che potrebbe essere chiunque, o forse nessuno. La scienza, in questo caso, è chiamata a spezzare l’incantesimo di una somiglianza che può essere ingannevole o, al contrario, risolutiva.
Il racconto della serata, dunque, si compone di tre movimenti distinti ma accomunati da una stessa urgenza: la richiesta di essere ascoltati. La ascolta il latitante che si nasconde eppure parla, la gridano i familiari di Greta Spreafico opponendosi all’archiviazione, la sussurra una madre olandese aggrappata a un profilo genetico. Federica Sciarelli, dal suo scranno in terza serata, farà da tramite; e il teleschermo, per una notte, diventerà l’anticamera di un’aula di tribunale.




