Pierina Paganelli, l’ombra di Garlasco e il crollo del castello accusatorio: assolto Louis Dassilva
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Redazione Interno
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Nella notte, tra martedì e mercoledì, la Corte d’Assise di Rimini ha riscritto le sorti di un giallo che teneva col fiato sospeso l’Italia romagnola: Louis Dassilva, unico imputato per l’omicidio della settantottenne Pierina Paganelli, è stato assolto con formula piena («per non aver commesso il fatto») e immediatamente liberato dal carcere, dove si trovava in custodia cautelare dal luglio 2024.
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La decisione, arrivata dopo sedici ore estenuanti di camera di consiglio – un lasso di tempo che testimonia il travaglio dei giudici, due togati e sei popolari, nell’analizzare un faldone di indizi più che di prove – ha di fatto restituito la libertà al trentaseienne senegalese, tra le lacrime di lui e il boato liberatorio dei sostenitori radunati fuori dall’aula.
Per la giustizia italiana, almeno in questo primo grado, il vuoto probatorio si è rivelato più pesante delle trame accusatorie tessute dal pm Daniele Paci. raiplay +3
Il precedente illustre e le crepe nell’impianto indiziario
Ad assistere la difesa, negli attimi precedenti la chiusura del dibattimento, c’era un’ombra ingombrante, quella del delitto di Garlasco; gli avvocati Andrea Guidi e Riario Fabbri, infatti, hanno evocato più volte quel celebre caso per sottolineare come il «ragionevole dubbio» – concetto cardine del nostro codice – esista da sempre, sebbene proprio Garlasco lo abbia reso «più eclatante» agli occhi dell’opinione pubblica. sky +3
E, a conti fatti, il castello di congetture eretto dalla Procura romagnola è crollato pezzo dopo pezzo sotto il peso di questa logica: nessuna arma del delitto è mai stata ritrovata, nessuna traccia di Dna riconducibile all’imputato è emersa (e quando ci si è provati, i reperti erano deteriorati dalla muffa per una conservazione inadeguata), mentre la famosa telecamera della farmacia, la cosiddetta Cam3, ha tradito le attese dell’accusa. raiplay +3
Quell’ombra maschile immortalata subito dopo l’omicidio, inizialmente indicata come la sagoma di Dassilva, è stata poi riconosciuta persino dai consulenti di parte come riferibile a un altro condomino. ilrestodelcarlino +3
Le parole della nuora e le cinque piste trascurate
Il perno su cui reggeva l’intera impalcatura della richiesta di ergastolo, arrivata a pochi giorni dalla sentenza, era però rappresentato dalle dichiarazioni di Manuela Bianchi, nuora della vittima e, come emerso nel corso delle indagini, amante di Louis.
La donna, indagata per favoreggiamento, aveva modificato la sua versione dei fatti a distanza di mesi, raccontando di aver incontrato l’amante nel garage la mattina del ritrovamento del cadavere, ricevendo da lui istruzioni su cosa riferire alle forze dell’ordine. repubblica +3
Ebbene, la Corte non ha ritenuto attendibile questa ricostruzione tardiva; la difesa, dal canto suo, ha parlato a lungo di una «attitudine alla menzogna» della Bianchi, sostenendo che il suo cambio di rotta fosse funzionale a salvare se stessa da accuse più gravi. ildubbio +3
Non solo: i legali Fabbri e Grassi avevano depositato una memoria difensiva in cui elencavano ben cinque piste alternative – inclusa quella che porta al fratello di Manuela, Loris Bianchi, presente nello stesso condominio quella sera – che, a loro dire, sarebbero state colpevolmente trascurate o sottovalutate dagli inquirenti. corriere +3
L’alibi della moglie e il futuro in appello
A controbilanciare l’accusa, offrendo a Louis un’ancora di salvezza alla quale i giudici hanno scelto di aggrapparsi, è stata infine la voce di Valeria Bartolucci, la moglie ufficiale che mai ha smesso di credere all’innocenza del marito nonostante le rivelazioni sulle sue relazioni extraconiugali – compresa, ovviamente, quella con la vicina di casa.
Il suo alibi, per quanto discusso, ha retto: secondo la donna, Dassilva era con lei sul divano nel momento in cui, nei garage sottostanti, Pierina veniva accoltellata per ventinove volte. ilmessaggero +3
Al termine della lettura del dispositivo, uscendo dal carcere di Rimini con due buste contenenti i suoi effetti personali, l’assolto ha sussurrato ai cronisti: «Ha vinto la giustizia». Un’affermazione che, per quanto sentita, rappresenta solo un capitolo intermedio di questa vicenda: la Procura, infatti, ha già annunciato che presenterà ricorso in Appello non appena saranno depositate le motivazioni, previste tra novanta giorni. ilmattino +3
Il timore dei familiari della vittima – i figli Giuliano, Chiara e Giacomo Saponi, usciti dal tribunale in silenzio e con il volto segnato dalle lacrime – è che, in questa finestra temporale, l’uomo possa lasciare il territorio nazionale. Per ora, Rimini resta senza un colpevole, e il giallo di via del Ciclamino si riavvolge nel più totale mistero. ilrestodelcarlino +3




